Vitamina e acetato, ecco il killer Usa

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Sarebbe veramente interessante condurre un approfondimento serio e capillare per tentare di comprendere chi e quali interessi si nascondano dietro il caso della (pseudo)epidemia Usa da sigaretta elettronica.

Un’epidemia montata ad arte, tra frasi dette a metà, disinformazione e precisa volontà di gettare il seme del panico. La verità sta emergendo e chiarisce, in primo luogo, come non sia reale l’ipotesi (apparsa improbabile ed imbarazzante sin da subito) di una sigaretta elettronica, in quanto tale, causa di complicazioni polmonari, oltre 200 ricoveri in Usa e di almeno un paio di decessi. Non è l’apparecchio, non può essere esso di per se la causa di morti e complicazioni; il colpevole, piuttosto – come si sta delineando – deve essere ricercato nel prodotto che è stato usato per svapare. Un prodotto clandestino, al di fuori del mercato ufficiale.

Per far capire il concetto, basta fare l’esempio di una siringa. Tanto può essere benefica, se all’interno vi si inserisce una medicina. Tanto può essere dannosa o, addirittura, mortale se all’interno vi si pone l’eroina. Non è il contenitore a fare la differenza, ma il contenuto.

IL PERICOLO DELLA VITAMINA “E” ACETATO

Che il caso Usa fosse un altro bufalone gli addetti ai lavori lo avevano annusato sin dal principio della vicenda. Pian piano, poi, grazie alle prime voci “scettiche” di nomi forti della scienza, si è cominciato a squarciare il velo dell’iniziale approssimazione. A quanto pare tutti quanti coloro hanno presentato malori polmonari dopo aver svapato, avevano miscelato all’interno marijuana (cosa non legale). E, dettaglio nel dettaglio, nei campioni della droga leggera esaminata è stato ritrovato un olio derivato dalla vitamina e, ovvero il “Vitamina e acetato”.

Sarebbe lui il grande indiziato di quanto avvenuto negli Stati Uniti. A farlo presente a chiare lettere è lo stesso Washington Post. L’olio in questione, utilizzato come integratore a scopo dermatologico, è assolutamente innocuo se applicato sulla pelle; la sua composizione molecolare, però, lo rende potenzialmente pericoloso qualora inalato.

Rispetto a questa novità dell’ultim’ora, si è espresso il cardiologo Konstantinos Farsalinos. Che si è tuttavia mostrato scettico rispetto alla questione dell’olio “Ciò ha senso? Penso che ci sia di più in questa storia…”

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