Veronesi deposita petizione in Parlamento “Pacchetti a 10 euro”

0

Prevedere aumenti alle accise tali da portare il prezzo di un singolo pacchetto di sigarette a 10 euro: è questa una delle richieste avanzate dalla Fondazione Veronesi al Parlamento italiano.
Nella giornata di Venerdi, in particolare, la Fondazione intitolata al grande oncologo milanese ha depositato una petizione, sia alla Camera sia al Senato, di cui già avevamo fornito anticipazione, con una serie di istanze in materia anti-fumo.
Istanze che, fondamentalmente, ruotano ad un “concept” ben assodato: secondo i ricercatori, infatti, vi sarebbe una strettissima e diretta correlazione tra il “plus” dei costi delle bionde ed il calo dei consumi delle stesse.
Una politica che porterebbe, secondo le stime fatte, introiti maggiori nella misura di 5,4 miliardi di euro nonostante la contestuale minore vendita di 800 milioni di pacchetti.
Dalla “Veronesi”, inoltre, precisano anche come tali rincari andrebbero applicati anche a tabacco sfuso e tabacco riscaldato auspicando, altresì, che il maggiore gettito per lo Stato si possa tradurre in investimenti per la ricerca scientifica, un capitolo che, secondo la Fondazione, non sarebbe adeguato nei relativi stanziamenti.

“CONSAPEVOLI DELLA NECESSITA’ DI INVESTIRE IN PREVENZIONE”

Il maggior gettito, ancora, si auspica venga anche devoluto per incentivare programmi di disassuefazione per i fumatori, attività di ricerca indipendente e programmi di screening delle malattie fumo-correlate.
“È il momento di una riflessione adeguata all’urgenza e alla complessità del problema – rende noto Paolo Veronesi, firmatario della petizione unitamente a tutti i componenti del Comitato scientifico – Proprio ora abbiamo l’esatta percezione di quanto sia necessario difendere il nostro sistema sanitario, universale e solidale.
Ora abbiamo la consapevolezza della necessità di investire in prevenzione per tutelare la capacità di cura.
Ad alcuni –
espone ancora il medesimo – aumentare le tasse può sembrare una misura che penalizza i più deboli, ma occorre essere realistici: sono loro che stanno pagando il prezzo più alto in termini di malattia, disabilità e impoverimento dovuti al fumo.
È il fumo che aumenta le disuguaglianze, non l’accisa.
Alzare il prezzo del tabacco significa proteggere le persone, incrementare
le risorse per curare, aiutare a smettere di fumare, condurre ricerche indipendenti.
L’alternativa –
la conclusione – è un immobilismo poco giustificabile”.