Van Gucht “Vapore non trasporta Coronavirus”

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“Non vi sono evidenze, rispetto alle attuali conoscenze ed agli attuali elementi, circa il fatto che il vapore prodotto dalle sigarette elettroniche possa facilitare il contagio del Coronavirus”.
A sostenerlo alle colonne del “Brussels Times”, ribadendo concetti che già erano emersi da ambienti scientifici, è il virologo Steven Van Gucht.
“Non sussistono particolari rischi per chi si trova nelle immediate vicinanze di una persona che, eventualmente positiva al Covid, stia svapando”.

“Questo perchè – ha spiegato ancora il docente belga – la nube prodotta da chi svapa non contiene saliva in misura significativa e, quindi, ammettendo sempre che la persona in questione sia affetta dall’infezione, particelle virali”.

L’esperto, ovviamente, non aveva mancato di precisare come, comunque, l’uso della sigaretta e della sigaretta elettronica fosse da sconsigliare per motivi generali di salute.
E come iniziarsi all’una o all’altra non fosse mai cosa consigliabile – discorso, come ovvio, assolutamente condivisibile.
Sui pericoli teorici residenti nel vapore, però, sono venute da Van Gucht parole decisamente tranquillizzanti.
La questione era stata sollevata dalla “Anti-Cancer Foundation” che aveva lanciato la proposta di vietare lo svapo anche nei luoghi all’aperto e, nel dettaglio, presso tavolini esterni di bar e ristoranti.

LE PREOCCUPAZIONI DELLA ANTI CANCER FOUNDATION

“Il vapore emesso dalle sigarette elettroniche – avevano fatto presente dall’Ente – contiene molto vapore acqueo e, quindi, molto aerosol, fattore che aumenta il rischio di diffusione del virus.
Questo perchè l’aerosol, ovvero le minuscole gocce di acqua, possono trasportare il virus”.

La distanza di sicurezza di un metro, un metro e mezzo non potrebbe rappresentare fattore assolutamente protettivo dal momento che il vapore emesso nell’atto espiratorio raggiungerebbe distanze notevolmente maggiori rispetto a quelle ad oggi indicate come di sicurezza. Tuttavia, dalla “Anti-Cancer Foundation” evidenziano anche come la suggerita limitazione allo svapo in alcuni particolari contesti “open air” sia da intendere come atto precauzionale “in mancanza di prove definitive in tal senso”