Usa esagerati: negozianti arrestati per aver venduto e-cig a minore

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La Polizia di New York City, supportata dalla US Drug Enforcement Administration del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, ha fatto irruzione in un negozio della Grande Mela arrestando i proprietari e portandoli via, da detenuti, in attesa di Giudizio.
Traffico di droga, copertura per un covo di sospetti terroristi?
No, nulla di tutto questo.
Molto semplicemente vendita di sigarette elettroniche a minorenni.
Negli Usa non si scherza (in generale) per quel che riguarda il rispetto delle regole ed ancor di più per quanto riguarda il vaping.

SEQUESTRATI ANCHE TUTTI I PRODOTTI

I fatti, come detto, riguardano due negozianti che si sarebbero macchiati del reato di aver venduto, appunto, e-liquid e sigarette elettroniche ad un ragazzino, senza essersi accertati preventivamente dell’età dell’acquirente.
Non si discute, ovviamente, sul fatto che la sigaretta elettronica debba restare preclusa ai ragazzini e, quindi, sulla circostanza che i negozianti non debbano assolutamente vendere tali prodotti alla fascia degli “under”, quanto sulla misura della pena comminata.
Arresto, appunto, manco si trattasse di un pericoloso latitante.
Ma tant’è.
Il negozio, che si trova a pochi minuti da una vicina Scuola Superiore – quella da cui, probabilmente, proveniva il baby compratore – è stata posto sotto sigillo e ripulito, da parte di personale di Polizia, di tutto il materiale (legale, sia chiaro) che era depositato sugli scaffali.

UN VERO E PROPRIO SPOT ANTI-SVAPO

Ribadita la precisazione sull’attenzione che si deve osservare nel momento in cui si commercia materiale vietato ai minori, resta la sproporzione per le modalità con le quali è stata portata a termine l’attività di polizia.
I titolari dell’esercizio in questione, infatti, potevano essere anche semplicemente sanzionati invece che, in un’applicazione estrema della sanzione, sbattuti in cella come la peggio stirpe di criminali, per non far menzione dell’atto di sequestro di tutto il materiale in disponibilità che, si ripete, era assolutamente legittimo.
E’ chiaro come l’intenzione sia quella di impattare in modo violento l’opinione pubblica, demonizzando lo svapo ed associando lo stesso, nell’immaginario collettivo, a crimini che meritano di essere repressi con tanto di blitz polizieschi, manette e arresti.
La vendita di prodotti a ragazzini, quindi, come palla al balzo per uno spot anti-svapo.