Tumore cervice uterina, occhio al fumo

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Nelle donne che sono fumatrici e non vaccinate contro il Papilloma virus, la sigaretta rappresenta uno dei principali fattori predisponenti verso lo sviluppo di una lesione pretumorale.
Un elemento di rischio significativo, in particolare, per quel che riguarda la cervice uterina.
Le sigarette, pertanto, andrebbero ben presto ridotte/eliminate, a maggior ragione se il vizio riguarda una donna in gravidanza.
A ribadire il concetto è la dottoressa Elisa Caruso, Specialista in Ostetricia e Ginecologia.
“Intervistata” dalla Liaf, la professionista ha evidenziato quanto sia inopportuno per una donna fumare, ciò potendo avere interferenze sia nella fase preconcezionale, sia durante quella di una eventuale gravidanza.
Le “bionde”, in particolare, determinando una minore ossigenazione dei tessuti, possono rendere – sottolinea la dottoressa Caruso – più “vecchie” le ovaie con la nicotina ed il benzopirene, inoltre, capaci potenzialmente di compromettere la maturazione dell’ovocita.
Tutto questo con conseguente “deficit qualitativo dei follicoli ovarici prodotti nonchè un più rapido esaurimento della riserva ovarica” e compromissione alle tube di Falloppio.
Alla luce di tutto quanto sopra, quindi, “il tabagismo – come precisa la ginecologa catanese – ritarda in media di due mesi il tempo del concepimento” oltre a determinare basso peso alla nascita, deficit dell’apprendimento e comportamentali del bambino e sindrome della morte improvvisa del lattante.

ATTENZIONE ALLA SUDDEN INFANT DEATH

Proprio quest’ultimo aspetto risulta essere, nella sua tragicità, di estremo rilievo.
Il fumo in gravidanza, infatti, sarebbe – come da attuali evidenze – il principale fattore scatenante la Sudden Infant Death Syndrome o Sids. Un fenomeno che non trova ancora alcuna spiegazione presso la comunità scientifica e che si palesa, in tutta la sua drammaticità e senza segni premonitori, con il decesso di un piccolo apparentemente sano. Un evento funesto che resta inspiegato anche dopo l’effettuazione degli esami post-mortem e che, prevalentemente, si pone nel primo anno di vita.
Un ultimo appunto, quindi, viene dalla dottoressa rispetto all’abbinamento piccola anticoncezionale-sigaretta precisandosi come “il pericolo di trombosi” sia alto, soprattutto nelle donne oltre i 35 anni.
Tanto da doversene, per quest’ultime, fortemente sconsigliare l’assunzione.
La professionista, per concludere, non fa riferimento alla opzione sigarette elettroniche ma è ovvio che tale ultima “strada” debba essere indicata a quelle donne che, nella fase pre-gravidanza o durante i nove mesi, non riescano autonomamente ad intraprendere un percorso di smoking cessation.