Troppe sigarette nei film, in Francia è scontro

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La sigaretta, nella sua versione cinematografica, accende il dibattito in Francia.
A sollevare la questione è stata la Lega contro il cancro francese: il sodalizio ritiene come nei film di produzione transalpina venga concessa un’eccessiva alla sigaretta classica.
Secondo una stima condotta dai ricercatori della Lega, in particolare, l’atto di fumare una sigaretta compare mediamente per 2,6 minuti in ogni pellicola.
Non poco se si considera come questa tempistica equivalga a circa sei spot pubblicitari: vale a dire come se ad ogni film passassero ben sei reclame dedicate alle bionde.
“Il tabacco rimane praticamente onnipresente nei film francesi – questo è il commento che viene dalla associazione transalpina – É inevitabile come l’esposizione al fumo nei film renda ulteriormente affascinante, per così dire, tale pratica.
Come gruppo stiamo nuovamente chiedendo l’adozione di misure di censura per ridurre la visibilità di cui il fumo gode nel cinema francese”.

Ma allargando il discorso e l’osservazione ad una platea ancora più ampia, si può cogliere come, secondo le stime dei Centers for Disease Control and Prevention, quasi la metà dei film che hanno avuto mercato negli Stati Uniti d’America nel lasso temporale 2019-2018 – e, per l’esattezza, il 46% – abbia mostrato persone che fumavano eccessivamente.

PER I CINEPRODUTTORI LIMITARE SIGARETTE SAREBBE PRECLUSIVO DELLA LIBERTÀ

Dal versante dell’Associazione dei produttori cinematografici francesi non si nega la sussistenza di questa ipervisibilità ma la si giustifica, come se la sigaretta fosse una componente della scenografia.
Le pressioni della Lega, in particolare, sono state francobollate “come una spinta verso una violazione della libertà creativa“. Alquanto perentorio sul punto Xavier Rigault, numero due dei cineproduttori francesi
Ci sembra assolutamente fondamentale sostenere le campagne di comunicazione contro il tabacco al fine i informare il pubblico, ma la vocazione primaria dell’arte non è quella di fornire informazioni educative“.
Non è, quindi, secondo Rigault, il cinema il vettore utile a divulgare messaggi virtuosi in chiave antifumo: il cinema, quindi, quale zona franca con piena libertà d’espressione.
Una “veduta” inevitabilmente destinata a creare dibattito con quell’ala maggiormente rigorista della opinione pubblica.