Torino dice no al fumo all’aperto: divieto in parchi e giardini

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Una delle più popolate città del Nord Italia inizia a dire “no” alla sigaretta “open air”.
Torino, poco meno di 900.000 abitanti, Capoluogo di regione del Piemonte, ha cominciato a porre i primi paletti all’uso della sigaretta in determinati luoghi all’aperto.
Si tratta, per la precisione, di parchi, giardini pubblici, aree verdi attrezzate con giochi per bambini o infrastrutture per la pratica sportiva.
In tutti questi spazi non sarà consentito accendere una “bionda” mentre, invece, nessuna limitazione risulta essere stata posta per quel che riguarda la
sigaretta elettronica.
Che, quindi, potrà continuare ad essere tranquillamente svapata.
Il divieto è stato posto dalla Giunta comunale guidata dal sindaco Appendino. Che, su proposta dell’assessore all’Ambiente, ha provveduto a modificare il già esistente Regolamento disciplinante il Verde pubblico e privato e, in particolare, l’articolo 85 di esso.
La previsione locale va oltre, come noto, la legislazione nazionale che, per quanto riguarda le restrizioni al fumo di sigaretta, è restata alla “Sirchia” del 2003.
Norma che pose il divieto di fumo nei luoghi chiusi aperti al pubblico (trasporti pubblici compresi) determinando una delle modifiche, in termini di costume, maggiormente incisive per la popolazione nazionale. Si va oltre, quindi.

TUTELARE LE FASCE DEBOLI DAL FUMO PASSIVO

Una tendenza che viene dal basso, questa volta, dalla sensibilità degli Enti locali. Che già da diversi anni avevano iniziato a porre restrizioni in termini di sigarette e luoghi all’aperto promuovendo l’iniziativa delle spiagge “smoke free”.
Ora, quindi, l’attenzione si sposta anche verso altri contesti – nel caso di Torino i parchi pubblici. Con altre realtà comunali che, invece, hanno già esteso la previsione anche agli spazi prossimi alle scuole.
I divieti in questione non trovano, tuttavia, fondamento e “spinta” nel corrente momento epidemico. La “ratio”, infatti, non è quella di limitare i rischi di ipotetici contagi via fumo quanto quella di tutelare fasce maggiormente fragili della popolazione, come quella dei bambini, dal sicuro danno insito nel fumo passivo.
Sempre più ampio e condiviso, quindi, l’impulso delle Amministrazioni comunali che, superando la Sirchia, stanno promuovendo una tutela anti-fumo ancor più vasta.
Potrà essere recepito questo “sentimento” anche dagli Organi nazionali legiferanti?