Thailandia, se la vacanza diventa un incubo: carcere per chi fuma o svapa

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Thailandia, terra di spiagge, terra di sogni.
Meta ideale e agognata degli sposini che qui svolazzano per il loro viaggio di nozze.
Ma il sogno, il piacere della vacanza potrebbero tramutarsi in incubo. E tutto per “colpa” di una sigaretta classica o elettronica.

Ebbene si, perchè, nel Paese asiatico, si profilano conseguenze penali pesantissime se beccati a fumare o svapare. Carcere incluso.
Il sito viaggiaresicuri.it, per iniziare, ricorda quali possano essere le conseguenze di una “bionda” di troppo.
A partire dal 31 gennaio 2018, infatti, è proibito tassativamente fumare su ventiquattro spiagge della Thailandia.
Si tratta non di remoti contesti ma, praticamente, delle spiagge più note e maggiormente battute dal turismo.

Per coloro i quali fossero beccati a trasgredire si profilerebbe un anno di reclusione e/o una sanzione quantificabile in 2.700 euro italiani.
Come ricordano dal sito informativo, in Thailandia i divieti non sono lettera morta – come spesso avviene in contesti italici. Tutt’altro.
Il divieto è reale e viene fatto rispettare in modo tassativo, senza praticare sconto alcuno e senza fare eccezione alcuna.
Ed, inoltre, tutto il periodo delle indagini e del processo verrebbero trascorsi, dal trasgressore, in carcere, eccezion fatta se si sostiene il pagamento di una cauzione pesantissima.

DROGA LEGGERA? PENA CAPITALE

In ogni caso, in attesa della conclusione del processo, anche se liberi dietro cauzione, non si potrebbe lasciare il Paese in quanto il passaporto verrebbe ritirato.
Ma non è tutto. Nella Nazione in questione, infatti, anche l’uso ed il mero possesso di una sigaretta elettronica possono determinare problemi importantissimi.

Se si venisse beccati anche con una semplice e-cig in tasca (quindi spenta) scatterebbe l’arresto immediato e l’avvio di un processo.
E come nel caso prima detto delle sigarette, l’avvio del processo verrebbe atteso in carcere o, previo sostanzioso pagamento di cauzione, in libertà – me sempre con ritiro del passaporto per scongiurare rischio di fuga.

Una situazione evidentemente sproporzionata nel rapporto reato-pena ma che si innesta in una impostazione complessiva dell’ordinamento thailandese che si presenta alquanto rigida: chi venisse beccato in possesso di una anche piccola dose di droga leggera – si pensi all’hashish – potrebbe, ad esempio, anche essere condannato alla pena capitale.
O, ancora, si pensi al reato di lesa maestà che prevede, qualora si parlasse del sovrano in modo “critico”, fino a quindici anni di galera.
Non si scherza, quindi.
In ogni caso, agli amici svapatori il consiglio assolutamente vitale di lasciare la sigaretta elettronica in Italia nella eventualità di viaggio in Thailandia: troppo alto il prezzo di una banale svapata.