Svizzera, spunta fuori un caso di “avvelenamento da e-cig”

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Dagli archivi degli ospedali svizzeri spunta un presunto caso di gravi complicanze legate all’uso improprio della sigaretta elettronica.

Un caso che affiora solo oggi ma che è vecchio 2018. A portare alla luce la vicenda il portavoce dell’ospedale cantonale di Sciaffus che rivela come, oltre un anno fa, la struttura ospedaliera ebbe ad accogliere una persona che accusava importanti sintomi di tipo respiratorio e che, soprattutto, aveva riferito di aver fatto uso di sigarette elettroniche. Sempre la stessa fonte ha fatto presente come la vicenda fosse da etichettare come “un caso “abbastanza chiaro” di avvelenamento da e-cig”.

Ora si impone una riflessione, nuovamente: la diffusione di notizie di tale taglio e, soprattutto, la modalità approssimativa con cui la stessa è stata divulgata rappresentano uno dei più grandi problemi nella gestione della cosiddetta epidemia da sigarette elettroniche.

La notizia, infatti, intercettata direttamente presso fonti svizzere non chiarisce un punto centrale della vicenda. Ovvero cosa avesse fumato la persona in questione. Aveva forse fatto uso di liquidi leciti comprati altrettanto lecitamente presso un negozio autorizzato?

O, invece, si era procurato l’aroma presso un venditore illecito o se lo era realizzato artigianalmente nel garage di casa mescolando, senza osservanza alcuna di regole di sicurezza, più materiali? Sono aspetti assolutamente centrali. Divulgare notizie con questa modalità non fa che alimentare la confusione e le paure ingiustificate nella massa. Che crede che la sigaretta elettronica possa spedirti in ospedale.

IL PRESIDENTE DEGLI PNEUMOLOGI SVIZZERI “SI FACCIA REGISTRO NAZIONALE CASI SOSPETTI”

Molto probabilmente, quasi certamente, il signore svizzero si era procurato un liquido illegale, magari acquistandolo via internet. E, molto probabilmente, la robaccia che aveva svapato, andiamo per analogia con i casi Usa, era stretta parente di droghe quali la cannabis. Perchè, quindi, parlare di sigarette elettroniche e non di uso di sostanze stupefacenti?

Intanto, Laurent Nicaud, presidente dell’associazione dei medici pneumologi svizzeri, chiede l’istituzione di un registro centrale nazionale dei casi sospetti. Ma, come detto, pare che un po’ tutti, da Istituzioni a comunicazione, stentino a centrare il cuore del problema.