“Svapo nicotina cancerogeno? Sono scettico…”

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Svapo causa cancro? Sono scettico!
Svapo causa cancro? Sono scettico!

“Svapo di nicotina cancerogeno? Non ne sono così sicuro”. Ad affermarlo non è Paperino bensì Scott Gottlieb. Ex Commissario della Food and Drug Administration – lo era stato fino al mese di Aprile 2019 – e tutt’ora membro del Consiglio di Amministrazione di Pfizer. Gottlieb ha commentato con tono critico e scettico le conclusioni cui era approdata la New York University che, ad esito di propria ricerca, aveva indicato nel vapore di sigarette elettroniche con nicotina una delle possibili cause di cancro ai polmoni delle cavie sottoposte all’indagine (ovvero i topi). Nonchè, in via del tutto probabile, anche di quello alla vescica. Il tutto attraverso quello che sarebbe stato un graduale danneggiamento del loro dna.

Dai topi all’uomo, il passo era stato breve per i ricercatori della NY Università che avevano concluso come lo svapo potesse essere verosimilmente “molto dannoso” anche per l’uomo. In quella ricerca, in particolare, su 40 topi esposti nello studio al vapore di sigaretta elettronica con nicotina per 54 settimane, il 22,5% aveva sviluppato il cancro ai polmoni ed il 57,5% lesioni precancerose sulla vescica. Nessuno dei 20 “sorci” esposti alle nubi di svapo senza nicotina, invece, aveva sviluppato patologia alcuna.

RICERCHE CHE SIMULANO CONDIZIONI LONTANE ANNI LUCE DALLA VITA REALE

“Non è possibile inalare qualcosa nei polmoni in questo modo su base ripetuta e non causare alcun danno ai polmoni” ha osservato Gottlieb che, di fatto, ha espresso critica sulle modalità di conduzione della ricerca stessa. La ricerca, infatti, ha simulato situazioni e condizioni non assolutamente aderenti al reale. Si prenda, come visto, il caso dei topi esaminati: sono stati chiusi in una camera e costretti ad inalare, dal momento della nascita, fumo di nicotina senza interruzione. In soluzione continua, per 54 settimane. E si consideri che la vita media di un topo, allo stato di natura, è pari ad un anno. Ovvero 52 settimane.

E’ come se prendessimo un essere umano, direttamente dal ventre della madre, e lo piazzassimo per 75 anni (vita media di un uomo) in una stanza. Senza pausa, giorno e notte. Senza concedergli neppure un minuto di tregua. Di ossigeno puro. E’ chiaro come, in questa condizione, qualcosa dovrà per forza succedere al poveretto. Da qui, per concludere e per tornare al discorso principale, i dubbi di Gottlieb. Ovvero le ricerche devono riprodurre condizioni aderenti al reale, al possibile. E non simulare situazioni che neppure lontanamente si potranno ritrovare nella vita “vera”.

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