Sudamerica compatto: non si fuma e non si svapa al chiuso

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Il Sudamerica, adesso, è uniformemente anti-fumo e anti-svapo.
In buona sostanza, infatti, in tutto il blocco meridionale del continente americano, non si potrà fare uso di sigarette, sia di quelle classiche sia di quelle “elettroniche”, nel luoghi pubblici al chiuso.
Ad adeguarsi alla normativa degli Stati limitrofi, per ultimo, è stato il Paraguay dove, in sostanza, fino alla emanazione della norma di cui ora, si era liberi di fumare e di svapare in qualsiasi luogo chiuso – quali ristoranti, negozi…
In pratica, in terra paraguayana si raggiunge oggi lo “status” che, in Italia, in tema di materia di fumo, si era colto con la legge Sirchia, norma entrata in vigore il 10 Gennaio 2005.
Tutte le Americhe del Sud, quindi – un blocco che comprende anche Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Perù, Uruguay e Venezuela – trovano una compattezza nella normativa anti-fumo.
In Paraguay, in particolare, sarà possibile fumare (o svapare) – con riferimento alle aree pubbliche – solo in quelle all’aperto che non siano affollate e che, ancora, non siano considerate zone franche smoking free.

L’ULTIMO AD ADEGUARSI IL PARAGUAY

“Questo è un grande risultato per il popolo del Paraguay – ha fatto presente Carissa Etienne, Direttore del Pan American Health Organization – Il Paese ha compiuto un enorme passo avanti verso la protezione dei suoi cittadini dalle devastanti conseguenze sanitarie, sociali, ambientali ed economiche del fumo e dell’esposizione al fumo di tabacco”.
Questo è un grande momento non solo per la salute dei paraguaiani, ma per l’intera regione del Sud America”, ha, invece, sottolineato Adriana Blanco, capo del Segretariato della Convenzione quadro dell’Organizzazione mondiale della sanità per il controllo del tabacco.
Tutto ottimo se non fosse per un particolare, tutt’altro che trascurabile, che riguarda l’assimilazione normativa fumo-svapo.
In buona sostanza, al fine di tutelare la pubblica salute dal rischio fumo, si è dovuto coinvolgere e sacrificare anche il settore svapo.
Una sorta di compromesso, laddove è chiaro come il risucchiare nelle restrizioni anche la sigaretta elettronica non sia da ricondurre ad un reale convincimento del legislatore circa i presunti danni da e-cig quanto alla necessità di equilibrare i vari interessi.
Una storia che, in fondo, richiama recentissime vicende nostrane.