Sorpresa: i medici americani consigliano la sigaretta elettronica

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Una sorprendente consapevolezza della sigaretta elettronica e dei suoi benefici.
E’ quanto si riscontra in modo crescente tra i medici americani secondo un approfondimento condotto da Jama Network Open, rivista medica mensile ad accesso aperto pubblicata dall’American Medical Association.
Un dato che sorprende, in ispecie quello relativo all’ “approvazione” dei camici bianchi Usa, atteso come a quelle latitudini vi sia un atteggiamento delle Istituzioni non esattamente di apertura nei confronti del vaping.
Ma tant’è.

INDAGINE SU 2058 PROFESSIONISTI

Lo studio, di cui si è giunti a consuntivo, ha indagato su 2.058 medici di sette diverse specialità, nel doppio periodo Febbraio-Luglio 2018 e Aprile-Luglio 2019.
A fronte di un 60% di essi che ha affermato di ritenere non benefici indistintamente tutti i prodotti del tabacco parimenti suggerendo la cessazione assoluta come approccio migliore, vi è un residuo 40 percentuale che ha affermato, invece, di suggerire costantemente ai pazienti fumatori di smettere “anche se ciò significava passare a forme di tabacco meno dannose”.
E’ un dato che, per quanto veda ancora in minoranza il partito dei medici pro svapo, si pone comunque come molto significativo perchè denota come vi sia una parte di professionisti che si stia iniziando a staccare dall’approccio di quel filone di pensiero che “pretende” che si debba smettere e basta.

MAGGIORE APERTURA DAI MEDICI CON PASSATO DA TABAGISTA

Smettere senza alternative, senza ammettersi compromesso.
Una visione talebana che non paga in termini di smoking cessation.
Se i professionisti della medicina, quindi, come da sondaggio dell’American Medical Association, aprono parzialmente al “compromesso” del minor danno dato dalla sigaretta elettronica, non potrà che aversi un ritorno favorevole in termini di contrasto al tabagismo e, quindi, di salute pubblica.
Particolarmente significativo, poi, il fatto che tra i medici più possibilisti rispetto all’opzione svapo vi siano quelli che sono stati in passato alle prese con la dipendenza dal tabacco.
E che, pertanto, paiono avere sviluppato una sensibilità differente rispetto ai colleghi che non hanno mai avuto una storia con le bionde.