Smoking cessation, se l’Oms ignora l’esempio inglese

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Perchè non seguire un esempio virtuoso?
Perchè non ispirarsi ad un modello che pare avere con tutta evidenza prodotto risultati positivi?
E’ questo l’interrogativo che si pone Lindsey Stroud, analista per la Taxpayer’s Protection Alliance, nel contesto di un’editoriale per Inside Sources.
L’argomento? La strategia adottata dal Regno Unito in fatto di smoking cessation e, dall’altro lato, l’atteggiamento snob e distratto dell’Organizzazione mondiale Sanità.
Che si gira dall’altra parte e fa finta di non vedere il prezioso esempio anglosassone.
“Se si osserva che una determinata strategia, in termini di salute pubblica, adottata da una determinata Nazione sta recando significativi benefici, sarebbe lecito attendersi che le Organizzazioni sanitarie intergovernative esaminino quel modello, lo adottino, cercando di comprendere se esso possa essere esteso ed applicato in altri contesti nazionali.
Ebbene, l’Organizzazione mondiale della Sanità sta facendo l’opposto per quel che riguarda la riduzione del danno da tabacco”.

Così osserva la Stoud. Che prosegue
Il Regno Unito è leader mondiale nell’uso di sigarette elettroniche tra fumatori adulti attuali ed ex. 
Nel 2015, inoltre, Public Health England ha pubblicato un rapporto che ha rilevato come le sigarette elettroniche siano nella misura del 95% più sicure del fumo. 
Un risultato ribadito nel 2018 con un ulteriore esame delle prove”.

L’analista ricorda, poi, l’iniziativa di “Stoptober“, promossa da PHE sin dal 2012, che ha eletto “ufficialmente” le sigarette elettroniche quale strumento “per smettere di fumare”.
Una strategia, quella inglese, che, quindi, sembra funzionare. 
Ed anche bene.

I DUE DOCUMENTI OMS: VIETARE PRODOTTI VAPING

Nel 2019 – ancora la Stoud – c’erano più di 4 milioni di ex fumatori nel Regno Unito che risultavano aver provato i prodotti a vapore, con 2,2 milioni di loro che non fumavano più.
Ora che il Regno Unito non è più un membro dell’Unione europea, i membri del Parlamento hanno cercato di ridefinire il rapporto del Paese con l’Oms in particolare cercando di rivedere le disposizioni stabilite nella Convenzione quadro sul Controllo del tabacco. 
L’Oms continua ad ignorare le vaste prove relative ai prodotti per la riduzione del danno da tabacco. 
Al contrario, da quelle sedi sono risoluti nel rifiutare di consentire alle aziende produttrici di tabacco di fornire alternative più sicure al fumo.
Addirittura, il Regno Unito ha avvertito quasi il peso di dover giustificare, presso l’Organizzazione, la propria strategia anti-fumo.
Quasi a doversi scusare delle scelte intraprese.
Ma ora il contropiede pare essere servito e, in questo discorso, pesa la posizione assunta, in termini di autonomia e di sovranità, con la Brexit”.

Il Regno Unito, infatti, come già spiegato dalla nostra testata, con una nota dell’ “All-Party Parliamentary Group”, ha recentemente ribadito la “posizione di sostegno sulla riduzione del danno da tabacco difendendo la regolamentazione interna delle sigarette elettroniche e dei prodotti per la riduzione del danno”
L’APPG, inoltre, sarebbe anche entrato in possesso di due documenti trapelati dall’Ufficio regionale del Mediterraneo orientale dell’Oms, in base ai quali emergerebbe come l’Oms stessa stia valutando una equiparazione dei prodotti a rischio ridotto alle sigarette se non, addirittura, un “divieto a titolo definitivo di tali prodotti”
“È un vero peccato – ha proseguito e chiuso la studiosa – che il Regno Unito si debba trovare nella codnizione di difendere le sue politiche sul tabacco, poiché è stato uno dei primissimi Paesi a esaminare l’uso di sigarette e l’incidenza del cancro. 
Nel 1962, il Royal College of Physicians pubblicò il suo storico rapporto su “Fumo e salute” che costituì un forte argomento epidemiologico per i danni causati dal fumo e che sollecitò il Governo a introdurre misure di salute pubblica di contrasto.
Gli Stati Uniti vi sarebbero arrivati solo due anni dopo, nel 1964”.