Smettere di fumare, i figli miglior fattore motivazionale

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I figli potrebbero rappresentare un importante fattore motivazionale in ottica di “smoking cessation”.
E’ questa la conclusione di un approfondimento condotto da ricercatori dell’Università della Pennsylvania su una base di 180 genitori “intercettati” presso studi pediatrici.

L’indagine, ovviamente, ha preso in considerazione esclusivamente genitori fumatori ai quali sono stati sottoposti, nel contesto di un più ampio questionario, ventisei differenti motivi che potrebbero “convincere” una persona ad intraprendere un discorso di fuoriuscita dal vizio dal fumo.
E, ad ognuno di questi elementi, gli interessati sono stati chiamati ad abbinare un valore indicando che valore “motivazionale”, appunto, potessero avere.
Ebbene, alla fine si è potuto ricavare come tra i fattori che potevano incoraggiare maggiormente verso un percorso di smoking cessation vi erano tutti quelli aventi a che fare con i piccoli. Con i loro figli.
Su tutte, motivo dei motivi, la circostanza che “smettere di fumare migliorerà la salute del bambino prevenendo malattie respiratorie come tosse, raffreddore e dispnea”.

Cuore di mamma e di papà, quindi, l’amore per il figliolo e per il suo benessere viene prima, ben prima delle bionde – e meno male. Una motivazione fortissima, nettamente più importante, come da lettura dei risultati del “questionario”, rispetto a quella di tipo economico.

IL RUOLO CHE POTREBBE AVERE LA COMUNICAZIONE

“Probabilmente – così ha commentato l’autore principale dello studio, Brian Jenssen, assistente di Pediatria presso la University of Pennsylvania “Perelman School of Medicine” e pediatra di libera scelta presso il “Children’s Hospital di Philadelphia” – C’è qualcosa di diverso nel prendere decisioni per la salute della famiglia in quanto genitore rispetto al prendere una decisione per sé stessi”.
La “palla” passa, ora, alla “comunicazione”.
Perchè bisogna comprendere se ed in che modo si possa trasformare questa “sensibilità” in un punto di forza in chiave anti-fumo.
Facendo leva, quindi, sul fattore emozionale legato ai figli – attraverso abili e mirate “campagne” – per tentare di intaccare le convinzioni del partito pro-fumo.