Smettere di fumare con l’e-cig: il 37% degli italiani ottiene risultati

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La sigaretta elettronica è il metodo maggiormente usato in Italia per smettere di fumare. Ma, nella quasi totalità dei casi, questo “metodo” viene adottato in autonomia. In una sorta di fai-da-te, non assistito dalle necessarie professionalità, che – certo – non massimizza i risultati.
Circa una persona su dieci, tra quelle che sono mosse dall’intento di abbandonare il vizio, lo fa, appunto, ricorrendo allo svapo. E le restanti nove?
Tentano di smettere, molto spesso infruttuosamente, senza ricorrere a metodi alternativi e/o figure di supporto alcuni.
Tra quelli, quindi, che decidono di utilizzare una stampella per abbandonare il vizio, la e-cig resta la soluzione più in voga. Molto inferiore il ricorso a farmaci, cerotti, Centri antifumo. Tutto questo quanto si ricava da approfondimento annuale condotto dalla Doxa su mandato ricevuto dall’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga del Centro nazionale Dipendenza e Doping dell’Istituto superiore di Sanità.

Ma quali sono le reali possibilità di smettere facendo uso della sigaretta elettronica? Secondo l’indagine in questione, circa il 37% delle persone fumatrici che si è cimentata nel percorso ha ottenuto risultati, sebbene di “gradazione” differente. Nel dettaglio, si registra un 17,7 percentuale che è riuscito a smettere definitivamente; un 14,5 che ha calato in modo leggero l’uso delle bionde ed un 5,2 che lo ha fatto in modo drastico. A queste si accosta un 31,2% che non ha cambiato abitudine tabagica.

IL RUOLO DEI CENTRI ANTIFUMO

Vi è, però, un dato da considerare e di cui prima si è già accennato.
Tali “tentativi” sono stati fondamentalmente posti in essere in modo autonomo.
Quali risultati si potrebbero cogliere, invece, se l’opzione sigaretta elettronica venisse istituzionalizzata, inserita in percorsi ufficiali in seno ai Centri anti-fumo?
Ebbene si, i Centri antifumo. Solo alcuni di essi, si pensi a quello catanese o a quello di Torino, indicano chiaramente la sigaretta elettronica come una valida opzione terapeutica. Una minoranza schiacciante. Ma cosa sarebbe, invece, se in ognuno dei presidi sparsi sul territorio, i protocolli andassero a prevedere la possibilità-sigaretta elettronica?
Non si può certo scartare che le possibilità di successo potrebbero essere decisamente migliori, anche stante la capillarizzazione dei “Caf” sul territorio.

L’Osservatorio “Fumo Alcol e Droga” dell’Istituto Superiore di Sanità, al riguardo, ha censito anche con riferimento all’anno 2019 i servizi territoriali per la cessazione dal fumo di tabacco operativi sul territorio nazionale. Sono 292 le strutture censite, di cui 234 afferenti il Servizio sanitario nazionale, 54 la Lega italiana per la lotta contro i tumori e ulteriori quattro di natura privata. Il 58% di essi, 164 per l’esattezza, ricadono nel Nord Italia mentre in quella centrale ve ne sono 52 – corrispondenti al 18 percentuale – 71 (24%) tra Sud ed isola.
L’abbinamento elettronica-Centri antifumo potrebbe, pertanto, rappresentare l’accoppiata vincente nel percorso non semplice della smoking cessation