Sigarette e dispositivi alternativi “Non si faccia di tutt’erba un fascio”

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“Una differenza tra sigarette classiche e i dispositivi alternativi? C’è, pertanto non si può fare di tutt’erba un fascio”.
Così il professore Francesco Fedele, docente di Cardiologia presso l’Università “La Sapienza” di Roma.
Raggiunto da “Quotidiano Sanità”, l’accademico è intervenuto per commentare l’iniziativa della Food and Drug Administration che ha riconosciuto Iqos come prodotto a rischio modificato.
Un riconoscimento che, in un discorso di prospettiva, apre spiragli di ragionamento molto ampii per quel che riguarda il settore delle alternative al fumo tradizionale.

Fedele ha prima ragionato sulle peculiarità dei prodotti a tabacco riscaldato i quali, come noto agli addetti ai lavori, basandosi sul riscaldamento e non creando combustione, risparmiano al consumatore l’assorbimento di quelle sostanze tossiche che sono proprie della sigaretta “normale”.
Ovviamente, non si può ignorare – come ha ribadito il professionista – la presenza della componente nicotina, “alcaloide che da dipendenza”.

Tuttavia, Fedele precisa anche come, ai fini di avere certezze “assolute” rispetto al minor danno determinato dalle cosiddette sigarette alternative occorra “un follow-up più lungo”. “Parliamo di patologie – ha spiegato ancora Fedele a QS – che hanno un lungo tempo di latenza. Quindi una riflessione sugli effetti sarà possibile confrontando a 5, 10, magari 15 anni le condizioni di chi fuma le sigarette classiche, chi usa i dispositivi Iqos e chi non ha mai fumato”.

“BISOGNA DIRE AI GIOVANI DI NON FUMARE”

Dispositivi che, per il resto, non devono essere indiscriminatamente proposti a chiunque. Non bisogna perdere di vista – rimarca il cardiologo nell’evidenziare quello che è il principio ispiratore degli operatori del settore – come l’obiettivo principale debba essere quello di “smettere di fumare”.
A fronte di quello che sarebbe l’optimum, però, il medico non manca di riflettere su quello che è il dato reale, empirico.

Vedo moltissimi pazienti – commenta ancora lo stesso a “Quotidiano Sanità” – che, anche dopo un evento cardiovascolare acuto, non smettono di fumare.
Non ci riescono.
Per queste persone un prodotto che espone a meno sostanze tossiche potrebbe essere un’alternativa. Non si sa se questo avrà delle ricadute sulla patologia – ancora Fedele – ma almeno i pazienti assorbirebbero meno composti dannosi, e questo è un fatto.
Non lo vedo come un sistema per smettere di fumare, e in particolare bisogna dire ai giovani di non fumare, se fumano di smettere e non bisogna indirizzarli verso questo tipo di sigaretta.
Ma lo vedo come uno strumento per coloro che deliberatamente non vogliono smettere di fumare”.