Sigaretta elettronica, quando la ricerca rema contro

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La ricerca (buona) come bene prezioso per lo sviluppo della scienza, quale chiave per il progresso della Comunità mondiale.
E poi c’è la ricerca (quella non buona) che, invece, viene alterata e sporcata da finalità differenti (vedasi tutela di interessi altrui) partorendo l’effetto collaterale di generare false credenze e disinformazione.
In tema di sigaretta elettronica esempi di ricerca distorta, purtroppo, abbondano, con il chiaro obiettivo di screditare il settore vaping, pericoloso concorrente di altri e ben noti mercati.
E, quindi, vengono montate storie come Evali o emerge, da questo o da quell’altro studio, come la sigaretta elettronica possa determinare un teorico danno a carico della salute piuttosto che un altro.
Il tutto nell’ottica di instillare subdolamente nel consumatore il “sospetto” che, se la sigaretta fa male, la sigaretta elettronica manco fa bene.
E che, quindi, non vi sarebbero garanzie che, lasciando la via vecchia per la nuova, si finirebbe per avere necessariamente benefici.
Ebbene, ultimo esempio che giunge dagli Usa, pure lascia molto perplessi.
Udite udite.
Uno studio curato da un docente della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, infatti, ha concluso come un terzo degli svapatori abbia problemi alle vie respiratorie.

APPROFONDIMENTO CONDOTTO SU 1400 PERSONE

A questa conclusione i ricercatori sarebbero giunti analizzando le risposte fornite ad un questionario eseguito su 1400 utilizzatori di sigarette elettroniche di età compresa tra i 18 ed i 64 anni.
Ebbene, effettivamente un terzo degli intervistati – attuali svapatori – aveva affermato di soffrire di disturbi quali raucedine, faringite o ulteriori.
Paradossalmente, però, non veniva chiarito, nello studio in questione – meglio dirsi, veniva taciuto – un altro aspetto fondamentale.
Ovvero che tutti i partecipanti al sondaggio erano ex fumatori.
Per di più trattandosi di persone che avevano smesso da massimo sei mesi.
Quindi, non si può escludere (anzi!!) come le cause dei disturbi possano essere residui della vecchia abitudine tabagista e non già da ricondurre allo svapo.
Un esempio, quindi, di una strategia comunicativa con la quale si dice una verità… “deformata” con il preciso scopo di ingannare l’opinione pubblica facendo sorgere false credenze.