Sigaretta elettronica? Meno dannosa anche del tabacco riscaldato

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Il tabacco riscaldato?
Certamente meno nocivo delle sigarette classiche ma non si sa fino a che punto efficace nel consentire alle persone di dire definitivamente addio al fumo.
Sono queste, in estrema sintesi, le conclusioni cui è approdata una massiccia revisione di precedenti studi pubblicata su Cochrane Library.
Ben tredici i lavori ad essere stati rivisti e rielaborati e che, come detto, non sono riusciti ad esprimere certezze sul fatto che il riscaldato possa offrire garanzie – soprattutto nel lungo termine – in fatto di smoking cessation.
Più ottimistiche le conclusioni, invece, per quel che riguarda il beneficio per salute e, quindi, la minore esposizione alle sostanze nocive.
In termini assoluti, tuttavia, per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, le sigarette elettroniche fornirebbero garanzie ancora migliori.
Anche del riscaldato.
In tal senso parametro importante è rappresentato da studio condotto da Konstantinos Farsalinos e datato 2018.
Secondo l’approfondimento condotto dal team guidato dal cardiologo ellenico, in particolare, nel “riscaldato” si registrerebbero, rispetto alle bionde classiche, il 91,6% in meno formaldeide, l’84,9% in mendo di acetaldeide, il 90,6% in mendo di acroleina e, ancora, l’89,0% ed l 95,3% in meno – rispettivamente – di propionaldeide e crotonaldeide.
Risultati egregi già questi.
Ma che, come detto, vengono surclassati da quelli che emergono guardando alle sigarette elettroniche: propionaldeide e crotonaldeide sarebbero, infatti, del tutto assenti mentre gli altri carbonili sono riscontrabili in quantità infinitesimali.

ALLE STESSE CONCLUSIONI ERA GIUNTO ANCHE STUDIO ITALIANO

Un dato, quello del minor danno legato alla sigaretta elettronica, che, come si ricorda, ha trovato confermato nel successivo studio, tutto italiano, promosso dalla Lega italiana antifumo – e fatto eseguire operativamente dal laboratorio certificato Abich – che aveva accertato come le sigaretta elettroniche fossero in modo schiacciante meno dannose del fumo e, nello specifico, nell’ordine del 90-95 percentuale.
Che, quindi, lo svapo sia una opzione a minore danno per la salute non è chiacchiera da bar ma “fatto” testimoniato anche da scienza accreditata.
Accreditata ma volutamente ignorata.
Il caso Polosa è emblematico: lo scienziato del Coehar è punto di riferimento nelle platee internazionali per le sue innovazione in tema di minor danno.
Le Istituzioni italiane, invece, ne snobbano totalmente la scomoda portata.