Sempre meno i medici fumatori: sono il 16%

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Predicare bene e, allo stesso tempo, razzolare decisamente meglio rispetto al passato.
Uun approfondimento condotto sul personale medico indica un feeling meno intenso tra tale categoria professionale e la sigaretta.
Le “bionde” trovano – si – ancora discreto gradimento tra i camici bianchi ma la tendenza pare essere in sensibile calo rispetto ai rilievi degli anni precedenti.
Ad evidenziarlo una analisi condotta dal Sistema di sorveglianza “Passi” ed i cui risultati sono stati divulgati pochi giorni addietro sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità attraverso l’articolo “Smoking prevalence among healthcare workers in Italy, Passi
surveillance system data, 2014-2018”.
Ebbene, entro il personale medico vi è una incidenza del tabacco nell’ordine del 16% con variabili legate al sesso (le donne fumano di meno), la provenienza geografica (i medici del Nord sono meno amanti delle bionde rispetto ai colleghi del Sud) e di età (con i medici
over 50 che danno il buon esempio e fumano meno dei colleghi più giovani.

TRA ALTRE CATEGORIE LAVORATIVE LA PERCENTUALE SALE FINO AL 28,6%

Il tasso potrebbe essere migliorabile ma è decisamente più roseo di quello che si rinviene in altre categorie professionali dove le percentuali dei fumatori arrivano ad una media di 28,6%.
E stesso in ambito sanitario, in effetti, si rinviene – in ambito extramedico – un trend tabagista più marcato: basti pensare come tra infermieri e altra tipologia di personale, quale biologi e addetti ai laboratori, la percentuale salga al 25 percentuale non apprezzandosi scostamenti legati a sesso ed età ma solo a condizioni socio-economiche.
Dall’Istituto superiore di Sanità si annota, come riporta QS, alla luce di questi dati, la esigenza di “migliorare la competenza del personale sanitario sui danni del fumo di tabacco, i meccanismi della dipendenza, il ruolo dell’industria del tabacco, le politiche di controllo e sui metodi per smettere di fumare. Attualmente questa tematica è praticamente
assente nei percorsi di studio dei professionisti della salute.
Pianificatori, agenzie formative e ordini professionali
– la conclusione – dovrebbero arricchire i curricula formativi sia a livello universitario che post-laurea”.