Roccatti “morte non riconducibile a normale uso e-cig”

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“Quella morte, al di là degli aspetti ancora da chiarire, non si può certo attribuire all’utilizzo della sigaretta elettronica”.

Queste l’incipit dell’intervento di Umberto Roccatti, presidente di Anafe, associazione nazionale produttori fumo elettronico aderente a Confindustria.

Le parole dell’esponente vengono all’indomani del clamore mediatico determinatosi a seguito della divulgazione della notizia relativa ad una morte (presunta) negli Usa di una persona (non meglio identificata). Il tutto causa sigaretta elettronica. Una notizia rilanciata con incredibile approssimazione dai vari Organi di stampa che poco hanno circostanziato la questione. E, soprattutto, vero nodo, non paiono aver “centrato” il cuore del problema. Ovvero: non è tanto la “sigaretta elettronica” a dover essere l’ “indagata”. Quanto la miscela utilizzata per “svapare”. E, sospetto legittimo, è che sia il presunto defunto sia gli altri ricoverati negli Usa possano aver creato “cocktail” sui generis. “Svapando” non un prodotto di quelli ufficialmente presenti in commercio ma un qualcosa fai-da-te. E, in quanto tale, potenzialmente pericoloso.

A ribadire tali ci ha pensato Roccatti attraverso “Lettera43”. Nel caso ora balzato agli onori della cronaca, infatti, spiega il vertice Anafe, “a essere stato fatale è stato con ogni probabilità l’uso di marijuana, peraltro proveniente dal mercato illegale. L’utilizzo che in questo caso ne è stato fatto non è di certo riconducibile a un normale e, soprattutto, consapevole utilizzo del device”.

Pertanto, insiste Roccatti, “creare un allarme ingiustificato sulla e-cig vuol dire instillare ulteriori dubbi. Dubbi nella testa di quei milioni di fumatori che ancora non riescono a sottrarsi alla dipendenza da nicotina. E che vedono una concreta speranza proprio nella sigaretta elettronica. La quale, come riconosciuto da autorevoli autorità sanitarie, come quelle inglesi, e importanti esponenti della comunità scientifica, è del 95% meno dannosa delle sigarette tradizionali”.

Il sospetto diventa sempre più concreto: caso distorto dai grandi interessi del tabacco?