Riduzione del danno travolta dalla disinformazione, è vero allarme

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“Il pubblico ha diritto a informazioni accurate per prendere decisioni individuali che potrebbero salvargli la vita”
Così il professore Riccardo Polosa, fondatore del Center of Excellence for the Acceleration of Harm Reduction, attraverso le pagine virtuali di “Liaf Magazine”.
Un problema tremendamente serio quello dato dal triangolo ad altissimo rischio che corre lungo l’asse scienza-informazione-utente finale.
Amplificato dannatamente dall’avvento dei social, si pone il tema dato dal mare di informazioni – alcune qualificate, altre di qualità infima, altre semplicemente fake – che finiscono in pasto al cittadino comune che non ha, molto spesso, gli strumenti per discernere.

L’80% DELLE PERSONE NON SA DISTINGUERE TRA INFORMAZIONE QUALIFICATA E FAKE

Di tutto, di più a prendere il largo negli oceani dei social, dalla ricetta per cucinare il risotto a come pettinare il criceto passando alle strategie per la cura del cancro.
E se alcuni argomenti sono abbastanza evanescenti e non possono determinare importanti conseguenze, se anche si sposa la teoria del tutto infondata, le cose cambiano quando si “abbocca” all’amo della boutade su una questione decisamente più importante.
Un approfondimento dell’Università di Harvard a ribadire il “sos”.
In base ad esso l’80% delle persone che cerca informazioni sanitarie sul web – perchè, si sa, il dottor Internet ha quasi sostituito i camici bianchi – non riesce a distinguere se quell’informazione sia una immensa cavolata o se, invece, sia meritevole di attenzione.
Hai detto niente…
“Abbiamo sempre avuto scrittori e giornalisti come guardiani critici in grado di filtrare alcune di queste informazioni. Ma ora, a causa dei social media, non abbiamo più questo intermediario professionista”: questa l’osservazione di Vish Viswanath, sempre come rilanciata da Liaf, che centra alla meraviglia il nucleo del problema.

CREARE CANALE DIRETTO TRA SCIENZA E PUBBLICO

Ovvero lo sdoganamento e l’imbastardimento dell’informazione, con tutti che, effetto social, appunto, sono divenuti tuttologi e divulgatori compulsivi di qualsiasi diavoleria circoli in rete.
Senza filtri e senza controllo di qualità.
In tema di smoking cessation e di riduzione del danno, non si sfugge alla regola.
A circolare sono per lo più informazioni approssimative, nel migliore dei casi.
Mediocrità spinte dall’interesse di turno che, con un buon marketing, finiscono per divenire dominanti.
Se poi ci mette lo zampino anche l’Istituzione o la prestigiosa Università a spargere falsità, la frittata è più che fatta.
“È tempo di ripensare l’intero approccio all’informazione scientifica – ha chiuso Polosa – Per creare finalmente un canale diretto tra la scienza e il pubblico così da evitare distorsioni che potenzialmente mietono milioni di vite”.