Regno Unito, no al fumo ai tavolini esterni di bar e ristoranti

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Niente fumo di sigarette negli spazi all’aperto di bar e ristoranti.
Vale a dire niente fumo di sigarette ai tavolini.
E’ questa la “tendenza” che si sta sviluppando presso più realtà locali del Regno Unito che, in tal senso, stanno provvedendo ad adottare sempre più provvedimenti.
Northumberland, Durham, North Tyneside, Newcastle e la città di Manchester tra le prime aree dove i rispettivi sindaci e Governatori hanno proibito agli avventori di concedersi una “bionda” mentre si è accomodati, tra una portata e l’altra, nelle pertinenze open air di attività ristorative varie, dal classico ristorante al pub passando per il semplice caffè.
Come detto, il dibattito ha preso a svilupparsi in modo intenso in Inghilterra da quando Oltremanica, al pari di quanto sta avvenendo ed è avvenuto un po’ ovunque, si è assistito – facendosi di necessità virtù – al boom del food all’aperto quale risposta all’emergenza Covid.

AL MOMENTO UNA MAREA DI PROVVEDIMENTI LOCALI

Al fine di scongiurare rischi sanitari e, ancor prima, per adeguarsi alle restrizioni anti-epidemiche, le varie attività dedite alla somministrazione di cibi e di bevande hanno sfruttato in maniera massima la possibilità di sistemare tavoli e sedie per le consumazioni all’esterno.
Ma, in questo contesto, si è aperta un’autostrada per gli amanti della sigaretta che, tra un primo ed un secondo, tra una spritz e l’altro, hanno dato libero sfogo alla loro “passione” con ricadute ovvie, vedi fumo passivo, in termini di salute pubblica.
L’intensificarsi di questa pratica, quindi, ha portato alla adozione delle misure da parte di prime città ma, come si coglie, diverse altre realtà stanno adottando analoghe iniziative normative.
Addirittura, l’anno scorso, il divieto di fumo negli spazi esterni di bar e ristoranti era divenuto anche oggetto di una proposta di legge nazionale: ad essere predisposto, infatti, era stato un emendamento alla Camera dei Lord che, però, non ha trovato sviluppi.
Al momento, quindi, il divieto menzionato dilaga a livello di provvedimenti locali ma non è remoto ipotizzare, considerato anche il carattere dell’ordinamento giuridico inglese, molto attento all’aspetto del “sentimento collettivo”, che la questione possa approdare ben presto presso le sedi parlamentari.