Quattro vapers su dieci acquistano nell’illecito: report shock al Senato

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Il contrabbando? Non è più cosa limitata alle bionde ma, ormai, è affair che dilaga e coinvolge anche il settore delle sigarette elettroniche e, in particolare, quello degli e-liquid.
Una fattispecie di contrabbando, quest’ultima, che non si sviluppa più nelle strade ma che viaggia attraverso i canali della rete.
Parte da questo presupposto un interessante approfondimento del Sole 24 ore in relazione al report “Il commercio illecito di prodotti del tabacco e sigarette elettroniche in Italia”, approfondimento condotto a quattro mani da “Intellegit Università di Trento” con il contributo di Bat-British American Tobacco e presentato nella giornata odierna presso la Sala Nassirya del Senato.
Il dato shock che trapela è quello relativo all’ampia diffusione della illegalità per quel che riguarda l’acquisto di e-liquid: circa quattro svapatori su dieci, infatti, hanno acquistato liquidi da inalazione, come riferisce il report, da canali non ufficiali quali siti web stranieri o che, in ogni caso, (nel 28% dei casi), fanno spedizione di merce dall’Estero.
Il fattore risparmio ad essere indicato, da chi acquista attraverso i canali illeciti del web, come una delle motivazioni principali; ma vi è anche un preoccupante 27 percentuale che afferma di optare per acquirenti non ufficiali dal momento che rinviene in essi “additivi non disponibili nei rivenditori leciti”.
A tale ultimo riguardo, Giovanni Russo (Direzione nazionale Antimafia), sempre come riporta “Il Sole 24 Ore”, ha evidenziato “Nel mercato illecito dei liquidi per le sigarette elettroniche abbiamo trovato sostanze nocive e in alcuni casi anche il principio attivo della cannabis”.
un danno che è con tutta evidenza per la pubblica salute ma che ha anche un riflesso anche a discapito delle casse statali.
Così Gilberto Pichetto Fratin, Viceministro dello Sviluppo Economico
Servono provvedimenti a tutela degli operatori e dei produttori del settore.
Il commercio illecito provoca pesanti perdite annuali al bilancio dello Stato in termini di dazi doganali e tasse perse”.

Mancate entrate che si stimano in 800 milioni di euro quali mancati introiti all’Erario.
E, dietro a questo business del contrabbando, possono celarsi – come ricorda il Generale Giuseppe Arbore, Capo del Reparto Operazioni della Guardia di Finanza – “le organizzazioni criminali, anche di stampo mafioso”.
Contromisure? Secondo Marcello Minenna, vertice Adm, necessita ricondurre ad “unità la disciplina nazionale in tema di tracciabilità e rete di vendita autorizzata”.
Basterà?