Prodotti vaping venduti a minori, Eonsmoke condannata a pagare 50 milioni di dollari

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Una stangata da paura.
Cinquanta milioni di dollari, tondi tondi.
E’ la somma che dovrà pagare Eonsmoke, azienda americana che commercializza prodotti del vaping, che ha ammesso le proprie responsabilità rispetto al fatto di aver venduto sigarette elettroniche e relativi liquidi ad un pubblico minorenne.
E’ questo l’esito di un accordo transattivo annunciato nei relativi contenuti dal Procuratore generale del Massachusetts Maura Healey, il cui ufficio ha accusato Eonsmoke, appunto, di aver condotto “una campagna pubblicitaria mirata intenzionalmente ad intercettare consumatori che non avevano l’età minima legale per acquistare prodotti del tabacco”.
Un’età che nel Massachusetts è fissata a 21 anni.

L’AZIENDA AVEVA INTANTO GIA’ CESSATO LE SUE ATTIVITA’

Ed è stato proprio il Procuratore generale dello Stato Usa – figura che è, per dirla breve, il capo della Giustizia in quel determinato territorio – a muovere l’iniziativa giudiziaria nei confronti dell’azienda che, tra le altre cose, nel 2020, ha anche cessato la sua attività.
“Eonsmoke ha coordinato una campagna di marketing – ha spiegato ancora Healey – che ha posto come proprio obiettivo, in maniera intenzionale, i giovani vendendo prodotti pericolosi e che creano dipendenza direttamente ai minori attraverso il loro sito web”
Siamo stati i primi – ha insistito – ad agire contro questa società ed i suoi proprietari, ed oggi, nel ritenerli responsabili, impediremo loro in modo permanente di condurre queste pratiche illegali nel nostro Stato”.

NESSUN CONTROLLO SULL’ETA’ DEGLI ACQUIRENTI

Come ricostruito e come ammesso dalla stessa Eonsmoke, la stessa sarebbe entrata in contatto con le fasce più giovani della popolazione attraverso siti di social media come Instagram, Snapchat e YouTube, “seducendo” gli acquirenti non lesinando riferimenti alla cultura popolare giovanile, assoldando influencer e testimonial e ricorrendo a cartoni animati e meme.
Di tutto, di più, per dirla breve.
Inoltre, a cavallo tra il 2015 ed il 2018, le vendite attraverso il sito web si sarebbero sviluppate senza alcuna verifica dell’età dei compratori.
Molti dei quali anche quindicenni.