Preparazione abusiva di liquidi, Nas in azione

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Preparavano abusivamente confezioni di liquidi per sigarette elettroniche ai fini della commercializzazione.
Il tutto, ovviamente, in violazione delle rigide normative in materia.

È questo quanto venuto alla luce a Catanzaro. La situazione si è palesata a seguito di un controllo posto in essere dagli uomini del Nas – Nucleo Antisofisticazioni e Sanità – dell’Arma dei Carabinieri.
I militari, in particolare, hanno rilevato l’illecito all’interno di un esercizio commerciale del Centro calabrese dedito alla vendita sia di tabacchi sia di sigarette elettroniche.
Come si apprende da fonti di stampa locale, nel dettaglio, pare che all’interno dell’attività, oltre a provvedersi alla vendita diretta, si lavorava anche alla preparazione del materiale.

Il personale del Nas, come detto, una volta colto l’illecito – non è noto se a seguito di segnalazione ricevuta – ha sottoposto a sequestro amministrativo circa 120 confezioni dal volume di 70 ml cadauna. Il tutto per un valore commerciale ammontante a circa 2.000 euro.

IL CASO EVALI E L’ESIGENZA DI TUTELARE IL SETTORE

Dalle successive analisi che verranno poste in essere si potrà comprendere quali erano le componenti a base dei liquidi. E, soprattutto, se essi, nella loro tipologia e nella loro quantità, potevano rappresentare effettivamente pericolo per il consumatore.
Ovviamente, quello relativo all’attività di “screening” sui liquidi è tema centrale ai fini della sicurezza del mondo svapo.

Come noto agli operatori del settore, infatti, un liquido, prima di essere immesso in mercato, deve essere sottoposto ad una filiera di valutazioni, analisi e controlli estremamente rigida.
Mai dimenticandosi come negli Stati Uniti, quando era l’estate 2019, si era venuto a determinare il caso Evali. Ciò proprio a causa della diffusione sul mercato di liquidi di contrabbando che, nella loro formulazione, non erano rispettosi dei parametri di sicurezza.

E’ fondamentale l’attività di contrasto all’illecito dal momento che i danni determinati dai prodotti del sommerso finiscono per travolgere, in termini di danno di immagine, anche il mercato “ufficiale”.
E l’opinione pubblica, poi, mal guidata da troppi media, finisce per fare un pericoloso “di tutt’erba un fascio”