Porto Trieste, sequestrati 130 chilogrammi di sigarette di contrabbando

0
9

Trieste, 27 maggio 2022 – I funzionari dell’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli (Adm) in servizio presso l’Ufficio delle Dogane di Trieste e i militari della Guardia di Finanza, hanno
sequestrato al Porto di Trieste due diversi carichi di tabacchi lavorati esteri provenienti dalla Turchia, che erano stati occultati a bordo di automezzi aventi come destinazione il territorio nazionale e comunitario, in totale evasione dei diritti doganali e dei tributi (Accise, Dazio e Iva) previsti per tale tipologia di prodotto.
I controlli sui mezzi in uscita dal porto hanno permesso di individuare all’interno di un
autoarticolato diversi cartoni “anonimi”, contenenti stecche di sigarette della marca
“Parliament Night Blue”, mai dichiarate ai fini doganali, per un totale di 80 chilogrammi di T.L.E.

OPERAZIONE CONGIUNTA GUARDIA DI FINANZA-ADM

A poche ore di distanza, i militari della Guardia di Finanza e i funzionari ADM hanno individuato un ulteriore autoarticolato, proveniente anch’esso dalla Turchia, che trainava un rimorchio di tipo “frigo”, utilizzato per un “trasporto di masserizie”, nessuna delle quali, tuttavia, necessitava di essere trasportata a basse temperature.
L’anomalia riscontrata ha quindi permesso l’avvio di un’ispezione approfondita mediante scarico totale dei colli trasportati, consentendo di individuare, occultati all’interno di buste di tè in foglie per “infuso”, circa 2.150 pacchetti di sigarette marca “Esse Black” per un peso complessivo di oltre 50 chilogrammi lordi.
Entrambi i carichi, oltre 130 chilogrammi di sigarette, sono stati sottoposti a sequestro penale e i soggetti ritenuti responsabili sono stati deferiti alla Procura della Repubblica di Trieste, per il reato di contrabbando aggravato tentato di Tabacchi lavorati esteri ex articolo 291 bis e 295 del Decreto Presidente della Repubblica 43/73.
Qualora le sigarette sequestrate fossero state immesse in consumo sul libero mercato,
avrebbero originato un’evasione di imposta ed un conseguente “danno erariale” pari a circa 26.000 euro, costituito dai dazi, dall’Iva e dall’accisa non corrisposti.