Polosa e la disinformazione anti-svapo “Autorità sanitarie si rifanno a ricerche di scarsa qualità”

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Recentemente, la Commissione europea ha divulgato un rapporto in cui sottolineava con fervore i danni causati dall’utilizzo per un tempo prolungato dei dispositivi elettronici a rilascio di nicotina. Ma ci siamo chiesti su cosa si basano le decisioni dei Governi? E se gran parte delle fonti utilizzate dagli organi di governo provenisse da studi di scarsa qualità?”
Centrato il punto.
Così esordisce una nuova nota del Coehar, eccellenza della ricerca nazionale in fatto di riduzione di danno da fumo.

LA REVIEW CHE SMASCHERA STUDI DI BASSO LIVELLO

Gli etnei si sono posti la più che opportuna domanda. Ovvero, come prima detto: le decisioni di quei Governi e di quelle Istituzioni che auspicano restrizioni sullo svapo, su che genere di fonti basano i loro indirizzi?
Ebbene, una recente review, ovvero una rivisitazione di lavori condotti in passato, ha preso in esame 755 lavori condotti negli ultimi cinque anni che avevano ipotizzato relazioni tra e-cig e risvolti sulla salute.
Ebbene, tale review ha appurato che, tra tutte le ricerche, “solo 37 sono eleggibili secondo precisi criteri di qualità scientifica”.
Ovvero meno del 5%.
“Mettendo in comparazione gli studi selezionati e valutando in modo critico il loro contenuto
– spiegano ancora dal Coehar – si è potuto affermare che le elettroniche sono più sicure delle convenzionali bionde”.
“Quando si tratta di divulgare una corretta informazione scientifica in merito ai possibili danni delle sigarette elettroniche, si dovrebbe procedere basandosi su studi che possano davvero essere definiti scientificamente rilevanti”
– ha spiegato il Riccardo Polosa, fondatore del Coehar.

“SONO STATI DETERMINANTI PER LE DECISIONI DELLA COMMISSIONE UE”

“Una corretta ottimizzazione del design degli studi – ha invece esposto Cother Hajat della Università degli Emirati Arabi Uniti – l’uso di indicatori clinico-funzionali clinicamente rilevanti e la valutazione corretta del nesso di causalità sono criteri irrinunciabili per giungere a risultati scientificamente validi”.
La questione relativa alla bontà di tali ricerche, all’attendibilità delle ricerche è fondamentale dal momento che, in qualche caso, essi vengono invocati dalle Istituzioni per adottare decisioni di politica sanitaria che hanno ricadute su milioni di persone.
Il dato allarmante – spiegano in merito dal Coehar – è che gli studi qualitativamente scarni sono stati determinanti per la valutazione espressa dalla Commissione Europea sull’uso delle ecig: uno di questi, attestava ad esempio la correlazione tra uso di dispositivi elettronici e possibilità di incorrere in un infarto al miocardio.
Una successiva analisi dei dati ha dimostrato che i dati sulla patologia precedevano di almeno un decennio il primo uso di una sigaretta elettronica.
A causa di ricerche del genere, la percezione dell’opinione pubblica sulle ecig è peggiorata, evidenziando la necessità di diffondere una corretta informazione sui possibili rischi o benefici di questi prodotti.

“DAVVERO POCHI I LAVORI DI QUALITA'”

Dalla review, infatti, non sono emerse prove che colleghino l’utilizzo dei dispositivi elettronici a patologie cardiovascolari: al contrario, si evidenziano benefici per pazienti affetti da ipertensione.
Discorso analogo per i pazienti a effetti da particolari patologie polmonari, come la Bpcp: passare dalle sigarette convenzionali alle sigarette elettroniche si è tradotto in un miglioramento delle esacerbazioni della malattia, senza prove di un deterioramento polmonare nel lungo periodo o di un aumento del rischio di sviluppare forme asmatiche”.
“E’ sorprendente notare
– ancora Polosa – che sono davvero pochi gli studi di qualità che possono essere considerati veramente informativi del rapporto rischio beneficio delle nuove tecnologie a rischio ridotto in termini di loro impatto sulla salute. Siamo orgogliosi di poter affermare che la ricerca targata Coehar si piazza tra i migliori dell’attuale panorama scientifico.
È disarmante notare
– la conclusione del docente siciliano – che molte Autorità sanitarie si rifanno a ricerche di scarsa qualità pur di insistere nel perpetuare la campagna di disinformazione nei confronti dei prodotti elettronici”.