Piano europeo anti-cancro, le perplessità di Beatrice

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I paradossi dell’European Beating Cancer Plan.
Che pretenderebbe, secondo logiche e processi mentali alquanto perversi, combattere il problema tabagismo facendo la guerra anche a quella che è l’arma più efficace a disposizione.
Ovvero la sigaretta elettronica.
Fabio Beatrice, docente universitario e fondatore del Centro anti-fumo di Torino, ad intervenire nel dibattito internazionale originato dalla scellerata iniziativa della Commissione Ue la quale, nel redigere la proposta di Piano anti-cancro, ha ipotizzato un clamoroso “ban-flavour” a discapito degli e-liquid.
Intervistato dalla Agenzia Adnkronos, Beatrice, come da suo schietto stile, non ha fatto ricorso a filtri.
“Il piano contro il cancro annunciato dalla Commissione Ue nei giorni scorsi ha obiettivi molto ambiziosi – ha esordito lo pneumologo – L’abbattimento della percentuale dei fumatori dal 25% di oggi (circa il 22% in Italia) al 5% nel 2040, per creare ‘una generazione zero tabacco, è lodevole.
Ma ridurre significativamente il numero di morti per tumore con una stretta su sigarette elettroniche e tabacco riscaldato è utopistico e irrealizzabile”.

Non è chiaro – espone ancora Beatrice ad Adnkronos – quali strategie metteranno in atto i signori della Commissione europea nei casi di soggetti resistenti alla proposta di cessazione, ovvero quelle persone che non vogliono smettere di fumare, che poi sono la stragrande maggioranza.
Basti pensare che in Italia, su 12 milioni di tabagisti, appena 8.000 si rivolgono ai Centri antifumo.
Di questi, solo il 45% riesce nell’intento, in genere sono adulti che hanno avuto un tumore. Sicuramente i giovani non accedono a queste strutture”.

“NON SI POSSONO LASCIARE PAZIENTI SENZA ALTERNATIVE”

Altra riflessione di Beatrice riguarda le politiche nazionali.
Se la politica resta confinata a proposte di divieti e tasse – afferma a tal merito il professionista – difficilmente si riuscirà ad intervenire con politiche di aiuto rispetto ad una popolazione che va incontro ineluttabilmente a malattia e morte.
Queste proposte sono pensate da chi non ha dimestichezza con la trincea del tabagismo e, di conseguenza, non può tenere conto di quello che succede nella vita reale”.

Quindi il riferimento alla sigaretta elettronica.
“Un modo per ridurre il rischio ci sarebbe – dice Beatrice – ed è il fumo digitale (e-cig e tabacco riscaldato).
Ci sono studi che confermano il potenziale di questi prodotti di ridurre il rischio per quei fumatori che non vogliono o non riescono a smettere.Questi nuovi dispositivi elettronici alternativi alle sigarette – con i quali, va detto, non raggiungiamo l’obiettivo della cessazione dalla dipendenza – sono un’alternativa migliore rispetto alle sigarette, affinché si eviti lo scenario peggiore per noi medici, ovvero che chi aveva già abbandonato le sigarette vi faccia ritorno.
Tali strumenti hanno la caratteristica di ridurre drasticamente i prodotti della combustione, i veri artefici del danno da tabagismo, rispetto al fumo tradizionale.
Dunque, di fronte ai decessi a causa del fumo, circa 80.000 in Italia, serve ben altro.
Da medico cosa faccio
– la conclusione – lascio il fumatore senza alternative? Non me lo posso permettere”.