Papaioannoy “Nel 2020 50.000 canadesi uccisi dal fumo, nessuno dallo svapo”

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“Nessuno canadese è morto l’anno scorso per lo svapo. Quasi 50.000 canadesi sono morti per il fumo”.
Sono le parole di Maria Papaioannoy, portavoce di “Rights4Vapers”, la principale associazione canadese che tutela i diritti degli svapatori.
L’intervento dell’attivista viene nell’imminenza del “National Non-Smoking Week”, momento di sensibilizzazione promosso in Canada rispetto alla causa della cessazione del fumo.
Un momento di sensibilizzazione e di discussione sulle possibili strategie da adottare in chiave di un Paese che sia, quanto più possibile, senza fumo.

IL NUMERO UNO DI RIGHTS4VAPERS

La contestazione della Papaioannoy viene alla luce dell’esclusione di “Rights4Vapers” da ogni tavolo di confronto, da ogni tavolo di discussione.
Tradizionalmente veniamo esclusi dal dibattito anche se siamo il soggetto che è maggiormente colpito dalle normative – ha affermato l’esponente – Migliaia di canadesi hanno smesso di fumare grazie allo svapo. Ascoltiamo le loro storie ogni giorno.
Non meritiamo forse un ruolo nelle preposte sedi delle interlocuzioni?”.
La questione in Canada è alquanto viva: regolamenti al vaglio del Governo, infatti, mirerebbero a bannare gli aromi dagli e-liquid, eccezion fatta per quelli a menta, tabacco e mentolo.

“COMBATTERE LA DISINFORMAZIONE”

“Il dottor Konstantinos Farsalinos – spiega ancora la numero uno di “Rights4Vapers” – ha pubblicato uno studio nel Dicembre 2021 secondo il quale si ritiene che se i divieti di aromi fossero consentiti si finirebbe per portare i consumatori verso il mercato nero se non verso un ritorno alle sigarette tradizionali”.
Questo perchè, come sottolinea Christina Xydous, portavoce della “Coalition des droits des vapoteurs de Québec”, “i sapori rappresentano un fattore importante nei processi di smoking cessation”.
“Vi è una grande priorità, una grande urgenza – prosegue la Papaioannoy – Health Canada ha il dovere di porre rimedio alla disinformazione che si registra sullo svapo.
Non si puà ammettere che un vaper, a causa della disinformazione, torni a fumare”.