“Non vi è associazione tra sigarette elettroniche e infarto”

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“L’uso di sigarette elettroniche non è associato a un aumento del rischio di avere un infarto”.
Lo ha affermato Michael Siegel, docente di Scienze della salute della comunità presso la Boston University e tra i principali teorici su scala mondiale in tema di minor danno da fumo.
Siegel ed il suo team, in particolare, hanno esaminato, meglio dirsi ri-esaminato, tre precedenti studi che avevano associato l’uso della e-cig, appunto, alla insorgenza di eventi cardiaci di importante gravità.
Uno di questi approfondimenti era stato pubblicato sul Journal of American Heart Association nel 2019 con co-autore Stanton Glantz e aveva concluso come sussistesse una relazione tra lo svapare e l’insorgenza di infarti.

LO “STUDIO” DI GLANTZ

Infarti che, sempre secondo le teorie di Glantz, si riscontrerebbero, tra gli utilizzatori di sigarette elettroniche, in misura addirittura doppia di quanto non si abbia tra la popolazione generale.
Ebbene, Siegel ha ripreso i dati cui aveva attinto Glantz rilevando subito una prima, madornale imprecisione.
I dati, infatti, riportavano come gli svapatori interpellati avessero riferito effettivamente, in gran numero, di aver avuto eventi di infarto in passato ma – c’è un ma grosso quanto una casa – on era specificato se l’infarto fosse insorto prima o dopo aver iniziato a svapare.
E scusate se è poco.
Anche e soprattutto alla luce del fatto che praticamente tutti gli intervistati avevano anche avuto un passato da fumatore.
Niente di più facile, ha quindi osservato Siegel, che molti di quei fumatori, dopo aver avuto gravi problemi di salute, quale appunto quelli di tipo cardiaco, abbiamo preso atto del rischio corso e lasciato il fumo a favore delle e-cig.

LA DISINFORMAZIONE

“E’ abbastanza comune che gli ex fumatori passino allo svapo dopo aver subito accidenti cardiaci e altri problemi di salute.
Se questo è il caso –
ha sottolineato ancora il medesimo – allora non è lo svapo a causare gli attacchi di cuore bensì sono gli attacchi di cuore a “causare” lo svapo. In epidemiologia, chiamiamo questo stato di cose “causa inversa” ed è una limitazione comune che si incontra negli studi trasversali, specialmente quando non vengono chieste informazioni sul decorso temporale delle esposizioni e dei risultati”.
Per dirla breve: un lampante esempio di come alcuna scienza ami fare disinformazione.