No al fumo all’aperto, ora anche Catania

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Anche Catania si prepara al grande passo anti-fumo.
Anti-fumo all’aperto, ovviamente.
L’Amministrazione comunale sicula, infatti, sta varando un provvedimento che porterà al divieto di fumare sigarette in determinati spazi “open air” della caratteristica cittadina.
In particolar modo, recependosi la proposta venuta dall’assessore Barbara Mirabella, la Terza Commissione del I Municipio, Organismo presieduto da Giuseppe Buglio, sta valutando una misura che, sostanza del progetto “Io non fumo”, qualora giunta al capolinea dell’approvazione consiliare, abolirà il fumo delle bionde – non si parla di sigarette elettroniche – da parchi e zone verdi della città, non ultime le più note Villa Bellini e Villa Pacini.
A darne notizia è freepressonline.
E proprio con la testata in questione ha avuto modo di colloquiare il Presidente della Commissione, il già menzionato Buglio.
“La tematica è importante – ha fatto presente il medesimo – Noi la porteremo avanti perché non voglio che Catania sia di meno ad altre metropoli italiane.
La salute in questo momento è importante perché stiamo vivendo, a causa del Covid, un momento particolare.

Questa proposta andrà in Consiglio.
Io come primo firmatario spingerò fortemente l’Amministrazione comunale affinché venga approvato questo divieto di fumo nei parchi pubblici e nelle zone verdi della città”
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LA PRIMA IN ITALIA E’ STATA SASSARI

La “ratio”, come chiaro, è quella di tutelare il non-fumatore dalle nubi “passive”.
E, allo stesso tempo, quella di fornire un modello maggiormente educativo alle nuove generazioni, atteso come le misure spiegheranno la loro efficacia su aree che, per la loro natura, sono particolarmente frequentate dai più piccini e, in generale, dalle famiglie.
Catania, quindi, come Milano, come Torino, come Piacenza, come Bologna.
E come Sassari che vanta la “palma” di prima realtà nazionale ad aver previsto – al netto di quelli disposti da varie località balneari sui rispettivi litorali – paletti al fumo all’aperto.
Un modello di pensiero che si sta formando dal basso e che, come già spiegato dalla nostra testata, sembra preparare il terreno, con riferimento al più ampio discorso nazionale, ad una nuova rivoluzione anti-tabacco dopo quella epocale che, ormai sedici anni addietro, fu varata con la legge Sirchia.