Nicotina sostanza anti-Covid: la scienza sempre più convinta

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La nicotina come arma anti-Covid.
Il ragionamento comincia ad assumere un connotato di maggiore spessore scientifico.
Ciò perchè sempre più evidenze, supportate da nomi top della ricerca, stanno indicando come tra i malati Covid ospedalizzati si rinvengano percentuali di fumatori che sono decisamente più basse rispetto a quelle rinvenibili nella popolazione generale.
Dovendosi ovviamente stabilire con certezza quale possa essere il fattore, il meccanismo alla base di tale “dato” che non pare essere casuale.
Non si può, quindi, escludere come la nicotina possa giocare un fattore protettivo rispetto al contagio.
A prendere decisamente in esame la questione è stata, in ultimo, una coppia di luminari dell’ “Assistance Publique-Hôpitaux de Paris (AP-HP)” – i professori Jean-Pierre Changeux e Zahir Amoura – che, tramite nota stampa, a conclusione di una prima fase di appositi approfondimenti, ha spiegato come la nicotina “inibisca la penetrazione del virus e la sua propagazione nelle cellule, svolgendo pertanto un ruolo profilattico contro il Covid”.

IN FRANCIA IL PRIMO STUDIO DURANTE LA SCORSA PRIMAVERA

Sempre in Francia, si ricorda, erano stati condotti primi approfondimenti sulla questione.
A cavallo tra i mesi di Marzo e di Aprile, infatti, era stata portata a termine una prima analisi che aveva indicato come il tasso di fumatori giornalieri tra i pazienti Covid, ricoverati nelle corsie di ospedale, fosse pari al 5,3% mentre tra la popolazione francese, invece, il rapporto era del 25,4%. 
E, a conforto di questi primi elementi, anche Konstantinos Farsalinos – che aveva analizzato numeri relativi alla Cina – ed il Centers for Disease Control and Prevention, con quest’ultimo Organo che aveva confermato la relativamente bassa percentuale di fumatori (appena l’1,3%) entro i casi Covid analizzati – laddove il tasso di fumo negli adulti in America è pari al 13,7% dieci volte superiore.
Intanto, il Ministero della Salute norvegese, proprio alla luce delle prime evidenze, ha provveduto a depennare il fumo dai fattori di rischio per i sintomi gravi del Coronavirus
Confortati da questi riscontri, quindi, dal team parigino sono state avviate ulteriori ricerche sull’argomento.

SARA’ CONDOTTO UN FOLLOW UP DI CINQUE MESI

Il prossimo studio, che dovrebbe coinvolgere i team di Assistance Publique – Hôpitaux de Paris, Sorbonne University e Inserm, si prevede includerà circa 1.633 operatori sanitari non fumatori (o ex fumatori che hanno smesso di fumare da più di 12 mesi), senza una storia pregressa da Covid e che lavorano con pazienti anche positivi al Coronavirus.
I ricercatori somministreranno cerotti alla nicotina ad alcuni dei partecipanti per un periodo di cinque mesi, contestualmente eseguendo un follow-up a circa sei mesi mesi. 
Le conclusioni consentiranno di capire, in misura maggiormente dettagliata, l’interazione nicotina-Coronavirus. 
Ovviamente, qualora si confermasse che la nicotina fosse come fattore protettivo, si potrebbe profilare un ruolo determinante, ad esempio, nelle sigarette elettroniche ai fini di un contributo al controllo della pandemia.