Neonati più piccoli se la mamma fuma. Ed e-cig non influenza peso

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Vuoi partorire un bimbo forte ed in carne? Bene, getta immediatamente nel secchio dell’immondizia le sigarette (quelle classiche). Lo sostiene (meglio dire, lo conferma) uno studio irlandese.

L’approfondimento è stato condotto dal Coombe Women and Infants University Hospital di Dublino unitamente ai ricercatori del Royal College of Surgeons e, quindi, pubblicato sul British Journal of Obstetrics & Gynaecology.

Ebbene, l’analisi ha stabilito come i bimbi nati da mamme fumatrici di “bionde” siano venuti alla luce con un peso medio alla nascita nettamente più inferiori rispetto a quelli delle non fumatrici. In più si è anche verificato come le mamme “svapatrici” abbiano “sfornato” bimbi dal peso praticamente simile a quello delle non fumatrici.

L’indagine, rilanciata da “Bimbi sani e belli”, è stata condotta su 218 donne fumatrici e su ulteriori 195 cosiddette “duali”, ovvero utilizzatrici sia di sigarette classiche sia di e-cig, tutte osservate durante la gravidanza fino al momento del parto. Ebbene, le conclusioni – in termini concreti – hanno indicato come, mediamente, il peso nascita dei piccoli di mamme-svapo era pari, in media, a 3.470 grammi. Un numero praticamente sovrapponibile ai 3.471 grammi che rappresentano il peso medio, alla nascita, dei nati dalle non fumatrici “osservate”.

E-CIG NON INFLUENZEREBBE SALUTE GRAVIDA E BIMBO

Il dato è particolarmente significativo dal momento che dimostrerebbe come il solo fattore sigaretta elettronica non inciderebbe sulla salute della gravida nè, quindi, su quello della creatura. Molto diversa, invece, la questione delle fumatrici. Lo studio ha palesato come, all’atto del parto, il nuovo nato di fumatrici pesava sensibilmente di meno. Circa 3166 grammi, quasi tre etti in deficit rispetto alle altre “categorie”.

La “logica” scientifica a fondamento di queste differenze potrebbe vivere nel fatto che il fumo incide negativamente sull’apparato cardiocircolatorio e sulla ossigenazione del sangue, fattori che potrebbero ripercuotersi negativamente sulla condizione della “placenta”, organo che si sviluppa nel ventre materno durante i nove mesi della gravidanza e che rappresenta lo strumento di condivisione e di scambio tra mamma e figlio

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