Montemurro: tabacco riscaldato e sigarette elettroniche per lotta al fumo

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“È giunto il momento di pensare di costruire un futuro per il presente e le prossime generazioni senza fumo, al fine di abbattere definitivamente uno dei maggiori fattori di rischio cardiovascolare e non solo.
Per tutti coloro che, nonostante le evidenze scientifiche solide e inconfutabili di danno alla salute fumo-correlate, non intendono smettere, si potrebbe suggerire, in alternativa alle sigarette tradizionali a combustione, l’uso di prodotti a tabacco riscaldato, elettronici con l’obiettivo di ridurre il rischio, rispetto al fumo tradizionale”.

Così il professore Vincenzo Montemurro, Cardiologo ed Internista Responsabile dell’Ambulatorio di Cardiologia “Scillesi d’America-Scilla”, Docente della Scuola di Specializzazione Cardiologia Università Cattolica “Signora del Buon Consiglio” di Tirana nonchè Vicepresidente della “Fondazione Il Cuore Siamo Noi” della S.I.C.

LA LETTERA A QUOTIDIANO SANITA’

Il docente è intervenuto con una lettera posta all’attenzione di “Quotidiano Sanità” “aprendo” alla possibilità rappresentato dalla alternative a minor danno.
Ci sono almeno 7 milioni di buone ragioni per continuare – ha spiegato ancora il medesimo – ancora oggi, a parlare di fumo, tante quante sono ogni anno nel mondo, secondo l’Oms, le vittime del tabagismo (circa 900.000 solo per fumo passivo).
Nel mondo il fumo provoca più decessi di alcool, Aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme e circa il 50% dei fumatori muore in media 14 anni prima.
L’epidemia del tabacco è una delle più grandi sfide di sanità pubblica della storia moderna secondo i dati sul tabagismo in Italia e nel mondo, presentati al Ministero della Salute”.

TABAGISMO, IN ITALIA “DATI SCONFORTANTI”

La situazione strettamente italiana, ha esposto ancora Montemurro a QS, non sono ridenti
“I dati – spiega il professionista – sono sconfortanti! Abbiamo oltre 12 milioni di fumatori nella sola Italia mentre la popolazione di fumatori nel mondo ha superato il miliardo, e la cosa più sconvolgente è che l’età in cui si inizia a fumare si è abbassata ulteriormente rispetto agli anni precedenti, meno di 13 anni!”.
A fronte di questo stato di cose, che denuncia il fallimento del classico approccio alle politiche anti-fumo, il “consiglio” di Montemurro a guardare alle nuove soluzioni.
“Siamo in possesso – spiega ancora con riferimento a quest’ultime – di dati clinici e sperimentali, condotti sull’uomo, che dimostrano una significativa riduzione dell’esposizione a sostanze nocive dell’organismo umano con riduzione del rischio di malattie fumo-correlate rispetto alle sigarette a combustione”.