malanni respiratori e sigarette elettroniche, polosa scettico sul caso usa

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“L’uso di e-cig è stato recentemente collegato a diverse, troppe malattie dell’apparato respiratorio. Tra esse polmonite lipoide, emorragia alveolare diffusa, polmonite da ipersensibilità. E, ancora, polmonite eosinofila, asma bronchiale, Bpco e persino cancro polmonare. Quello che però da medico mi chiedo è come possa un singolo fattore essere causa di condizioni respiratorie così diverse tra loro. Il conto non quadra”.

Così il dottor Roberto Polosa, Professore ordinario di Medicina interna presso l’Università di Catania con specializzazione in Pneumologia, Immunologia clinica, Allergologia e Reumatologia. L’accademico è intervenuto a seguito di notizie prese a circolare sul web, nelle ultime settimane, relativamente a possibili legami tra fumo di e-cig e problematiche polmonari che si starebbero registrando tra adolescenti Usa autodichiaratisi svapatori.

In particolare, Polosa ha commentato attraverso il personale profilo social il rilancio operato sulla vicenda dall’Ansa. L’agenzia di stampa nazionale ha riportato un comunicato dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie. “Potrebbero essere collegati alle sigarette elettroniche i 94 casi di grave malattia polmonare che sono stati segnalati negli Stati Uniti dal 28 giugno al 15 agosto 2019“.

“I casi – ancora l’Ansa nel citare i Centri Usa – hanno riguardato principalmente adolescenti e giovani adulti. Questi “avevano fatto uso di e-cig”. I casi hanno riguardato 14 diversi Stati, ma ben 30 si sono verificati nel solo Wisconsin. I pazienti hanno manifestato tosse, respiro corto, affaticamento e, in alcuni casi, gravi difficoltà respiratorie che hanno richiesto la ventilazione. Il Cdc – insistono dall’Agenzia – afferma che non vi sono prove del fatto che un’infezione, come la polmonite, sia alla base della malattia respiratoria e “che sono necessarie ulteriori informazioni per determinarne la causa”. L’indagine “è ancora in corso”. Le sigarette elettroniche sono generalmente ritenute più sicure delle tradizionali ma, precisano i Cdc, “ulteriori studi sono necessari per capire gli effetti a lungo termine sulla salute”.

Fin qui l’Ansa. Riprende Polosa “Non esiste alcuna dimostrazione del nesso di causalità e tantomeno della plausibilità biologica dei fenomeni riportati. Mi spiace dirlo, ma la credibilità medico-scientifica sembra aver raggiunto il suo minimo storico. Non mi sorprende – conclude il docente – che il rapporto di fiducia tra medicina e società si spresenti così tanto deteriorato”.