Lo svapo è come l’insetticida: la pubblicità shock dell’Australia

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Ma dai…
In Australia la “guerra” alle sigarette elettroniche varca i confini del ridicolo.
E sfocia in una campagna “statale” di vera e propria diffamazione ai danni del settore.
Ebbene si, perchè il Governo dei canguri ha dato vita ad uno spot che è una cascata di fake.
Ma fake clamorose.
In pratica, facendosi accostamenti strampalati, è stato paragonato il vapore della sigaretta elettronica ad un insetticida.
Lo spot si sostanzia in un video dal gusto molto dubbio.
Ad oggetto dello stesso una persona in primissimo piano che svapa e sulla cui sigaretta elettronica è impressa una etichetta che reca la scritta “diserbante”.
Ovvero lo spray che si utilizza nel quotidiano e nell’agricoltura per uccidere parassiti ed insetti.
In sovraimpressione, poi, tornando ai contenuti della dubbia pubblicità, una didascalia che recita “Sai cosa stai svapando?”.
In pratica, in modo spudorato, si accostano gli effetti dello svapo a quello di un insetticida.
Del tipo: è come se stessi svapando diserbante.

UNA NORMATIVA MOLTO STRINGENTE

Una campagna shock che, tuttavia, si allinea perfettamente all’andazzo delle politiche australiane che sono, ormai, chiaramente in posizioni anti-vaping.
In Australia, infatti, come già esposto dalla nostra testata, è ormai illegale vendere prodotti a base di nicotina (per la precisione sigarette elettroniche, e-liquid e tabacco riscaldato).
L’unica eccezione è quella rappresentata dalle farmacie.
Di conseguenza, gli svapatori australiani, oltre alla possibilità delle croce verdi, non avranno altra scelta se non quella di procurarsi i prodotti all’Estero tramite i servizi di vendita on line sebbene, per farlo, dovranno allegare una prescrizione medica acquisibile, solo presso un numero molto limitato di professionisti e che attesti come la sigaretta elettronica sia necessaria per smettere di fumare.
Nessuna sorpresa, quindi.
L’Australia – a differenza dei vicini della Nuova Zelanda – non è esattamente un paese filo-svapo.
Da qui a giungere, però, a promuovere una campagna pubblicitaria che è falsa in modo ostentato è un eccesso che ha dell’imbarazzante.