“Liquidi illegali causa ricoveri”

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“I dati che emergono dalle indagini in corso continuano ad indicare in modo chiaro che i liquidi per vaping acquistati in strada, quindi illegali, contenenti Thc o altre sostanze, sono la causa dei ricoveri per malattie polmonari”.

L’American Vaping Association “aggiorna” sulla vicenda della epidemia da “svapo” avutasi negli Usa. Sei i decessi segnalati al 10 settembre: dal primo in Illinois del 23 agosto all’ultimo del Kansas del 6 di questo mese. Passando per quelli venuti da Oregon, Indiana, Minnesota e Los Angeles. Polmonite lipoide, emorragia alveolare e polmonite da organizzazione criptogenetica le patologie riscontrate nei vari pazienti.

Tutti questi eventi hanno, come spiega l’Ava, un colpevole ben preciso. Non la sigaretta elettronica di per se ma i liquidi illegalmente acquistati dallo “spacciatore” di turno e “assemblati” in un pericolosissima alchimia “fai-da-te”. Si pensi al Thc o alla vitamina “e” acetato, agente utilizzato come addensante nelle cartucce illecite. Per il resto, viene ancora fatto presente, i risultati dei test di laboratorio hanno mostrato “livelli molto elevati in quasi tutti i campioni di cannabis”.Nessun fumatore adulto – rassicurano dall’associazione Usa alla luce di queste chiare evidenze – dovrebbe essere spaventato dall’uso di prodotti di svapo di nicotina acquistati in negozio per smettere o ridurre il fumo. Né un vaper dovrebbe essere indotto a credere che il “ritorno” al fumo sia un’opzione migliore di quella di continuare a svapare”.

THC, IL GRANDE INCRIMINATO

Thc e altri prodotti illeciti, quindi, i grandi protagonisti dell’epidemia americana: una verità, tuttavia, emersa pienamente solo dopo gli approfondimenti analitico-strumentali. Come fa presente, infatti, Lena Sun del Washington Post, funzionari sanitari e medici hanno fatto presente che i pazienti, in particolare quelli adolescenti, erano spesso riluttanti ad ammettere di avere usato prodotti a base di marijuana.

La marijuana, infatti, rimane illegale a livello federale e nella maggior parte degli Stati. La paura del coinvolgimento dei genitori o della polizia, quindi, portavano quanti in cura, specie i giovanissimi, a non rivelare inizialmente tutti gli aspetti della loro attività di svapo.

Esemplare il caso esposto da Melodi Pirzada, pneumologo dell’ospedale Langone della New York University. La professionista, che ha curato due pazienti che avevano svapato il Thc, ha riferito di un caso riguardante un ragazzo di 18 anni. 

“Ha negato lo svapo fino a quando la famiglia non ha trovato una cartuccia nella sua camera da letto rivelatasi poi contenente olio di cannabis. Abbiamo quindi appreso che i suoi sintomi sono iniziati nel momento in cui ha iniziato a usarlo”. “Non tutti hanno riferito di usare olio di Tha – ha rivelato, invece, Ngozi Ezike, Direttore del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Illinois. “Non possiamo dire se fosse perché avevano paura di riconoscerlo o perché non l’hanno mai usato.”

Liquidi illegali ad essere, quindi, la causa di ricoveri e malanni vari. Un caso che dovrebbe essere abbondantemente chiuso, un caso che non si doveva mai aprire

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