Leparulo, l’oncologo italiano che crede nella riduzione del danno

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Con il fumo di sigaretta si introducono nell’organismo circa 4.000 sostanze chimiche, di cui un centinaio, secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, dal comprovato effetto cancerogeno”.
Luigi Leparulo, Oncologo-Radiologo, a 360 gradi ai taccuini di Svapo Magazine.
Quarantotto anni, Leparulo è stato per anni operativo presso l’Istituto europeo di Oncologia di Milano, alunno di un luminare quale Aron Goldrish.
Tra queste sostanze – prosegue il professionista, interpellato dalla nostra testata – le sostanze con maggiore potenziale cancerogeno sono l’1,3-butadiene, contenuto in grandi quantità nel fumo di sigaretta ed associato all’insorgenza di leucemie/linfomi, l’arsenico,
che tende ad accumularsi nell’organismo ed interferisce con i processi di riparazione del dna, il benzopirene, contenuto nel catrame, che interferisce con la p53, un oncosoppressore, che inibisce la crescita cellulare ed è stato il bersaglio molecolare individuato per primo nella correlazione fumo- cancro del polmone.

FUMARE UN PACCHETTO AL GIORNO E’ COME SOTTOPORSI A 25 RADIOGRAFIE AL TORACE IN UN ANNO

A queste sostanze – incalza Leparulo – si aggiungono anche sostanze radioattive, come il polonio 210, che tende ad accumularsi nei polmoni: uno studio ha dimostrato che, in un anno, chi fuma circa un pacchetto al giorno corre lo stesso rischio biologico che se si sottoponesse a 25 radiografie del torace in un anno.
Ma il fumo di sigaretta non è responsabile solo del tumore al polmone, ma anche di tumori di altri organi, come il cavo orale, la vescica, il pancreas, la mammella, ed inoltre aumenta il rischio cardio-vascolare (ictus ed infarti del miocardio) e di patologiche polmonari croniche, quali la Bpco ed enfisema polmonare.
L’Istituto superiore di Sanità ha stimato che il fumo di tabacco sia responsabile di un terzo delle morti per cancro e del 15% circa di tutti i decessi che avvengono per qualunque causa, provocando più vittime di alcol, Aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme”.

LA NECESSITA’ DI COINVOLGERE PIU’ PROFESSIONALITA’ MEDICHE

La migliore medicina in tale ottica sarebbe quella data dall’addio al fumo ma, come amaramente noto, “smettere di fumare è un percorso difficile, ed infatti, pur consapevoli dei rischi per la propria salute legati al fumo, molte persone continuano a fumare, in alcuni casi per scelta consapevole, come dimostra la diffusione del vizio tra il personale sanitario”.
“Da un punto di vista biologico –
ancora il professionista – la nicotina contenuta nelle sigarette è responsabile di una dipendenza fisica dovuta alla sensibilizzazione dei recettori colinergici presenti nel cervello con insorgenza di un corteo di sintomi legati all’astinenza, quali irritabilità, stanchezza, insonnia, difficoltà di concentrazione; Da un punto di vista psicologico il vizio del fumo è sostenuta da fattori motivazionali ed emotivi che rinforzano nel tempo il vizio, rendendone difficile l’abbandono.
Le Istituzioni hanno messo in atto tutta una serie di iniziative, sul piano sanitario e legislativo, per combattere il tabagismo, che ha determinato una riduzione del numero di fumatori, che purtroppo rimane ancora molto alto (un italiano su quattro fuma), in particolare tra i più giovani.
Sicuramente un incremento dei Centri antifumo sul territorio ed un’adeguata campagna di informazione potrebbe essere una iniziativa utile per avviare un maggior numero di fumatori verso l’abbandono del vizio, non credo risolutiva se resta un’azione isolata, ma occorre mettere in atto tutta una serie di iniziative e coinvolgere più figure professionali”
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“ABBIAMO IL DOVERE DI STUDIARE LA SIGARETTA ELETTRONICA”

Inquadrato il problema, il professionista indica quale potrebbe essere una direzione lungo la quale investire l’impegno scientifico in un’ottica di abbattimento dei tassi da fumo.
“Una delle ultime battaglie del compianto Professore Veronesi è stata propria la lotta al tabagismo, considerato non un vizio ma una vera e propria malattia.
Il fondatore dell’IEO di Milano diceva che “se tutti coloro che fumano sigarette tradizionali si mettessero a fumare sigarette senza tabacco (le sigarette elettroniche) salveremmo almeno 30.000 vite all’anno in Italia”…per questo abbiamo il dovere morale di studiare scientificamente la sigaretta smoke free
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Allo IEO – ricorda il medesimo – fu promosso in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano e il Centro cardiologico Monzino di Milano, uno studio con l’obiettivo di testare l’utilità dell’impiego della sigaretta senza tabacco e senza nicotina in 65 pazienti affetti da tumore o da infarto miocardico recente, fumatori di almeno 10 sigarette al giorno da almeno 10 anni, che ha mostrato che dopo 6 mesi chi usa la sigaretta elettronica smette di fumare nel 60% dei casi, contro la metà (32%) di chi non la utilizza e che anche chi non riesce a smettere, riduce drasticamente il numero di sigarette fumate.

“ASPETTIAMO RISPOSTE NECESSARIE PER AIUTARE I FUMATORI”

Altri studi sono in corso sull’uso della cosiddetta e-cig nei fumatori, usando dispositivi senza nicotina sia con nicotina, quest’ultimi nell’ambito di una Terapia Sostitutiva Nicotina, che consiste nel fornire all’organismo una quantità controllata di nicotina allo scopo di alleviare i sintomi dell’astinenza.
Sempre in IEO è stato ideato un altro studio clinico con lo scopo di valutare l’efficacia dei Tfc come strumenti di disassuefazione, attraverso l’ analisi degli effetti comportamentali (numero giornaliero di sigarette), clinici (sintomatologia fisiologica, con una particolare attenzione alla funzionalità del sistema respiratorio) e psicologici (qualità della vita, benessere, stato emotivo) prodotti dall’utilizzo dei TFC.
Il disegno dello studio prevedeva tre gruppi: un primo gruppo cui veniva fornito un programma di disassuefazione basato sull’uso di un dispositivo TFC con nicotina; un secondo gruppo con un dispositivo senza nicotina; infine, un terzo gruppo con le stesse informazioni di counselling dei due precedenti gruppi, ma senza l’utilizzo di un dispositivo Tfc.
Da studi come questo –
la conclusione – si aspettano le risposte necessarie per prendere le giuste decisioni per aiutare i fumatori a smettere, ridurre o virare su alternative meno dannose della sigaretta tradizionale”.