Juul Labs, via un terzo del personale

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Una vera e propria rivoluzione sembra sia prossima ad abbattersi su Juul Labs.
Secondo il Wall Street Journal, infatti, l’azienda in questione sarebbe pronta a tagliare una corposa parte del personale. Almeno il 30%, come da fonti della principale testata statunitense.
Una rivoluzione, come prima detto, per l’etichetta Usa produttrice di sigarette elettroniche ed attiva dal 2015.

Sono circa 1750 i dipendenti della forte struttura stars and stripes, suddivisi tra 800 operai e 950 impiegati. Ebbene, uno su tre di costoro rimarrà a breve senza lavoro. Ma, attenzione. Il taglio non è figlio del fattore Coronavirus.

Il ciclone-epidemia, che pure sta spazzando i mercati dei cinque continenti, non ha nulla a che vedere, nessuna interferenza con l’opera di ridimensionamento che affonda le sue radici, invece, in tempi non sospetti, ben prima che si conclamasse l’emergenza da Covid.
Alla base delle scelte aziendali, in particolare, vi sarebbe la necessità di procedere a quella che viene definita una profonda ristrutturazione dell’impalcatura aziendale.
Una ristrutturazione per allungare sul lungo termine la vita della produzione stessa.
Ad infliggere un colpo duro agli equilibri di Juul Labs sono state le vicende di tipo legale che ne hanno visto il coinvolgimento.

AZIENDA MESSA IN CRISI DA AZIONI GIUDIZIARIE

Come si ricorda, infatti, durante lo scorso anno diversi Stati americani – non ultima la California, sede del quartier generale di “Juul” – hanno avviato una azione giudiziaria contro l’azienda fondata da James Monsees e da Adam Bowen ritenendo come quest’ultima avesse intrapreso una campagna pubblicitaria, indirizzata anche ai giovani, non tutelando questi dai possibili rischi insiti nello svapo.

E chi si attendeva, a fronte di queste “accuse”, una battaglia giudiziaria intensa, con una replica veemente di Juul, è rimasto deluso. La sensazione è che la azienda guidata dal Ceo Crosthwaite abbia, in un certo senso, fatto ammissione delle proprie responsabilità. Non “accanendosi” in una sfida nei tribunali che, a detta dei vertici aziendali, l’avrebbe vista comunque soccombente e, per di più, compromessa nella propria immagine.
Anzi, dando vita ad una sorta di auto-censura pubblicitaria

La scelta è stata quella di incassare il colpo tentando di limitare l’entità dei danni. Anche a costo di ridimensionarsi