Juul Labs, ora anche lo Stato delle Hawaii le fa causa

0
194
juul-si-autocensura-stop-alla-pubblicita-svapomagazine.jpg
juul-si-autocensura-stop-alla-pubblicita-svapomagazine.jpg

Juul Labs ancora una volta al cospetto dei giudici.
Amaro destino per l’azienda Usa che, questa volta, è stata chiamata in causa dallo Stato delle Hawaii.
Il Procuratore generale Clare E. Connors, infatti, ha intentato una azione giudiziaria contro il gruppo guidato dal Ceo K.C. Crosthwaite invocando provvedimenti sanzionatori e risarcitori. L’oggetto della contestazione? Sempre il medesimo.
Così come era stato posto in essere precedentemente da altri soggetti, statali e non, anche in questa circostanza si contesta a Juul Labs di avere operato con modalità di marketing povere di scrupoli e, in un certo senso, ingannevoli.
Nella “denuncia” inoltrata, in particolare, il ricorrente afferma che le strategie dell’azienda in questione si sarebbero indirizzate alla fascia degli adolescenti con modalità mirate. Tacendo, soprattutto, nella proposta commerciale e nella comunicazione al mercato in genere, le potenzialità negative insite nella nicotina. Con particolare riguardo alla sua capacità di determinare assuefazione.

SI CHIEDONO 10.000 EURO DI SANZIONE PER “CIASCUNA VIOLAZIONE”

Nel dettaglio, come da accusa della Procura hawaiana, i responsabili dell’azienda hanno “presentato i loro prodotti come sane alternative alle sigarette, ingannando con questa condotta il pubblico e creando una nuova generazione di tossicodipendenti alla nicotina“.
La scure economica che potrebbe abbattersi su Juul sarebbe mortifera, devastante per gli equilibri dell’azienda.
Come si apprende, infatti, il Procuratore avrebbe avanzato richiesta di sanzioni nell’ordine di 10.000 dollari per “ciascuna violazione”. La lettera della richiesta non è chiarissima; bisogna comprendere cosa si voglia indicare, infatti, con “ciascuna violazione”.
Se con tale espressione si intende ciascun lancio pubblicitario, a mezzo cartellonistica, web, social, media in generale, si potrebbe giungere a somme monumentali.
Allo stesso tempo, dallo Stato americano è giunta anche la richiesta di ingiungere all’azienda di “interrompere le ingannevoli pratiche pubblicitarie”. Nonchè di finanziare programmi che sensibilizzino, soprattutto in ambito scolastico, rispetto alla cessazione dalla pratica dello svapo.

Juul Labs “under attack”, per dirla breve. Lo Stato delle Hawaii è solo l’ultimo dei soggetti ad aver intentato iniziativa giudiziaria adducendo sempre le medesime motivazioni di pubblicità ingannevole. Prima di esso, tra gli altri, Pennsylvania, California e Istituzioni scolastiche. Un fronte d’attacco che diviene sempre più ampio e, soprattutto, agguerrito