Italia, la strage del fumo: 80.000 morti all’anno

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Ogni anno 80.000 morti fumo-correlate. Nella sola Italia. Sono dati-choc quelli relativi alla strage che, benedetta dal dio denaro, si consuma senza soluzione di continuità. Ottantamila morti in un solo anno: tal quale il numero di abitanti di Marsala, Grosseto, Sesto San Giovanni. Come se ogni anno una cittadina di queste sparisse nei suoi abitanti. Uccisa dal fumo.

Sono dati allarmanti quelli che vengono fotografati dal sondaggio Doxa come commissionato dall’Istituto superiore di Sanità. Undici milioni 600.000 i tabagisti italiani, un milione in meno rispetto ai 12.570.000 del 2005, anno della emanazione della legge Sirchia. Ma il dato, probabilmente, è anche sottostimato. Come ha fatto presente, infatti, lo pneumologo Vincenzo Zagà, Presidente della Sitab – Società italiana di Tabaccologia – in occasione della 19esima edizione del Congresso nazionale della Sitox – Società Italiana di Tossicologia – l’approfondimento in questione non tiene conto della fascia under 15. E non è mistero, purtroppo, di come già 13enni e 14enni (se non anche più piccoli) siano a quella età non certo poco avvezzi alle sigarette.

Numeri importantissimi che diventano drammatici se si considera come circa il 90-95% dei casi di cancro di tumori polmonari sia correlato al fumo. Non dimenticando come il fattore-sigarette sia legato a doppio filo anche a determinate situazioni oncologiche quali quelle a carico di pancreas e vescica. Per non parlare degli accidenti cardiaco-circolatori che, in un caso su quattro, hanno una relazione strettissima con il fumo. Un’emergenza per la pubblica salute senza contare quella a carico delle casse statali che si traduce in spese sanitarie e previdenziali nonchè in assenze dal luogo di lavoro.

Capitolo soluzioni. E qui viene subito la (ennesima) brutta notizia. L’opzione sigaretta elettronica, il concetto di minor danno sono praticamente ancora concetti estranei alle “Linee guida per il trattamento della dipendenza da tabacco”, coordinate dall’European Network for Smoking and Tobacco Prevention. Premesso come il fumatore, espongono dette Linee, possa riuscire a sottrarsi al vizio in autonomia in un non più del 3% dei casi, si indica agli operatori del settore di approcciare il discorso prima da un punto di vista “colloquiale” e, poi, farmacologico. L’indicazione che si da a quanti sono i primi interlocutori dei fumatori è capire l’aspetto motivazionale che muove chi vuole smettere.

MA LE LINEE GUIDA EUROPEE ANCORA NON VEDONO LA SIGARETTA ELETTRONICA COME POSSIBILE SOLUZIONE

Con riguardo al “counseling”, infatti, spiega Zagà, le percentuali di successo dipendono “dalla disponibilità del paziente. Aumenta in particolari situazioni: dell’8% nelle gestanti, del 21% nei maschi con alto rischio di cardiopatie e del 36% in pazienti che hanno già avuto un infarto miocardico”. In secondo ordine vi sono i sostituti nicotinici, sempre come da indicazioni delle menzionate Linee guida, con spray, cerotti e gomme da masticare.

In ulteriore subordine, si passa alla vera e propria farmacologia con Bupropione e Vareniclina. La sigaretta elettronica? Ancora non pervenuta, nonostante determinati studi scientifici ne attestino la validità quale supporto in chiave antifumo. Per il momento, da quell’orecchio, non si vuol proprio sentire