Irlanda, ecco le cliniche dello svapo

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Mentre in Italia si continua a girare la testa dall’altra parte, volendo non vedere i potenziali della sigaretta elettronica, nel Regno Unito la mentalità è sempre più “e-cig”.
Figurarsi che in Irlanda, in particolare, nasce – tra le primissime esperienze su scala globale – la Vape Clinic.
Ebbene si, la clinica dello svapo.
A promuovere l’iniziativa è l’azienda Vpz con l’intento, appunto, di aiutare le persone che vi si rivolgeranno a smettere di fumare.
Il target tipico, quindi, sarà quello dato dal tabagista che ha fallito con altri metodi e che, quindi, si rivolge al nuovo riferimento per dire addio alle bionde.
La prima struttura ha aperto i battenti a Newbridge, cittadina irlandese nella contea di Kildare ma si conta, con buon margine di certezza, di estendere presto la rete con nuove strutture.
La sigaretta elettronica, ovviamente, il piatto unico ed esclusivo della casa che sarà “modulata”, nelle sue diverse tipologie ed abbinandole alle varie formulazioni di e-liquid,
al fine di trovare la “ricetta” specifica per il “cliente” di turno.

LA FORMULA SODDISFATTI O RIMBORSATI

Il percorso, ovviamente, sarà personalizzato a seconda delle singole caratteristiche di “consumo” e di anamnesi del soggetto: dall’altro lato della barricata specifiche
professionalità formate in fatto di smoking cessation.
Da Vpz si dicono così certi della buona e felice riuscita del progetto che sono pronti a rimborsare i “clienti” che, non riuscendo a cogliere il loro obiettivo, ovvero quello di salutare le “classiche”, si dovessero dire insoddisfatti dei risultati (non) colti.
Ciò forti degli ottimi numeri ad oggi incassati: operativa dal 2012, Vpz afferma di essere riuscita a far smettere di fumare ben 700.000 persone.
“Siamo pronti a questa sfida, certi di farla nostra.
Il personale sanitario
– insistono – ha la necessità di ricevere una istruzione ed una formazione che siano mirate al fine di comprendere che il trattamento del fumo rappresenta un dovere fondamentale: il trattamento anti fumo deve essere integrato in tutti i contatti clinici”.