India, decreto del governo: carcere per chi vende e-cig

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Amici cari, in India non si scherza affatto. La sigaretta elettronica? Se vi volete concedere una vacanza da quelle parti, farete molto meglio a lasciarla a casa. Sempre che non vogliate provare l’ebbrezza di una permanenza in una comoda prigione di Bombay.

Ebbene si, perchè il Governo indiano pare seriamente intenzionato a rispettare uno dei punti del programma governativo di Narendra Damodardas Modi, da poco confermato alla guida del Paese. Ebbene, il premier aveva posto tra le priorità dei “primi 100 giorni” una dura “stretta” su sigarette elettroniche, riscaldatori di tabacco e pipe elettroniche a base di acqua. Detto fatto.

Con una tempestività che ha pochi pari, infatti, il decreto anti-svapo (lo chiamiamo noi così) è già sul tavolo dei ministri pronto ad essere partorito dall’Esecutivo.

Esso, meglio dirsi la sua bozza, prevede il divieto di produrre, distribuire, vendere i dispositivi in questione. Le pene per i trasgressori possono arrivare fino ad oltre 6.300 euro cui è da aggiungersi la detenzione in carcere fino ad un anno (gli anni possono arrivare anche a tre se “recidivi”). Non è ancora chiaro cosa potrebbe accadere per il semplice uso: nel dubbio, al momento – si pensi ai turisti – meglio non correre rischi.

Un paradosso incredibile: in India, infatti, vi sono circa 120 milioni di fumatori di sigarette “classiche” con almeno un milione di morti (all’anno) collegate. Senza che nessuna sanzione sia prevista per chi commercia o produce le sigarette tradizionali.

E ce la si prende, invece, con l’unico strumento che può realmente contribuire a ridurre il danno. Perchè tutto ciò? Perchè da quelle parti pensano che sigarette elettroniche e riscaldatori determinino danni alla salute umana. Più del tabacco. Una conclusione che va contro ogni evidenza scientifica al momento disponibile.

L’unica speranza è che il Parlamento, deputato a dare l’ok definitivo al decreto, possa dire di no alla proposta governativa. Altrimenti non vi sarebbero più ostacoli ad una misura che, per molti versi, se non per tutti, si rivela assolutamente insensata.