In Italia c’è il primo luogo all’aperto dove è vietato svapare

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In Italia c’è un primo luogo all’aperto dove non si possono utilizzare sigarette elettroniche.
Si tratta dell’Istituto oncologico veneto, struttura ospedaliera situata a Padova che svolge attività di prevenzione e cura dei tumori, nonché di ricerca scientifica.
Ebbene, con regolamento interno è stato disposto che negli spazi esterni dell’edificio – vale a dire parcheggio, parco, pensiline, giardini interni, terrazzi e panchine – saranno bandite le sigarette classiche ma anche quelle elettroniche (con multe che potranno arrivare fino a 275 euro).
Come detto, in ambito nazionale è un vero e proprio primato.
Ora come ora, infatti, sussiste una timida norma che proibisce l’uso della e-cig esclusivamente in alcuni spazi al chiuso quali Istituti scolastici, ivi comprese le sezioni afferenti Centri per l’impiego, Centri di formazione professionale e Istituti di pena per minori.
A sancirlo la legge numero 104 anno 2013.
Per il resto, la sigaretta elettronica non è proibita in alcun altro contesto (anche al chiuso) nè tantomeno in aree “open air”.
Ora, però, le disposizioni interne dell’Istituto padovano.

LE PAROLE DELLA DIRIGENTE BERNINI

“Il nuovo regolamento – ha sottolineato a corrieredelveneto.it il Direttore generale, Patrizia Benini — è espressione della mission aziendale, che è quella di tutelare la salute e prevenire la malattia oncologica a tutti i livelli, promuovendo stili di vita sani in ogni forma.
Pertanto si mira a evitare l’esposizione al fumo passivo, garantire la salubrità dell’aria, mantenere libere dal fumo le aree all’aperto immediatamente limitrofe agli accessi, nonché le pertinenze esterne, mantenere il decoro e l’igiene ambientali in tutti i locali e nelle aree all’aperto, ma anche e soprattutto ridurre il numero di fumatori attivi”.

Ma può un Istituto privato andare “oltre” la normativa nazionale?
Si, può.
E’ lo stesso principio che, ad esempio, consente ad alcune aziende di trasporto di proibire lo svapo a bordo dei propri mezzi.
La norma di rango inferiore a quella statale – questo il criterio dell’ordinamento – può “aggravare” quella superiore ma non può ammorbidirla.
Tutto legittimo, quindi.
Vi sono, però, altre valutazioni tuttavia non sindacabili.
Come quella che vede, appunto, un Istituto dedicato alla cura dei tumori porre sullo stesso piano bionde ed e-cig.
Spia della percezione tutt’altro che anglosassone che si ha della e-cig in Italia.