“Il vapore non danneggia il dna, il fumo si”

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Il fumo danneggia il dna delle cellule. Il vapore no.
Sono queste le conclusioni di una nuova pubblicazione che mette a tacere lavori precedenti che ipotizzavano – in un vortice di se, ma e forse – come, in realtà, anche i prodotti dello svapo potessero determinare simili effetti deleteri per l’uomo.
Nessuna “degradazione”, quindi, sarebbe determinata dal vapore.
E meno male.
Perchè per degradazione si intende il deperimento, la mutazione delle informazioni che sono insite all’interno delle cellule e questo processo è alla base di percorsi estremamente gravi a carico dell’organismo quali quelli di tipo canceroso.
Tanto per citare uno degli studi in materia, si può fare riferimento a quello che fu guidato da Ludmil Alexandrov del Los Alamos National Laboratory di Los Alamos, in New Messico, che aveva affermato, appunto, come il fumo potesse danneggiare il dna delle cellule di quegli organismi direttamente esposti al flusso in inspirazione.
In particolare, il dna andrebbe incontro a 150 mutazioni nell’apparato polmonare, che si verificherebbero entro un anno, a 97 e 39 rispettivamente nella laringe e nella cavità orale.

STUDIO CAPITANATO DA GRANT O’CONNELL

Questo meccanismo, invece, non verrebbe innescato dalla inalazione del vapore delle sigarette elettroniche.
Questo lavoro – spiega Grant O’Connell, uno degli autori della ricerca – si aggiunge alla letteratura scientifica nota che evidenzia come i prodotti dello svapo, nel momento in cui è di buona qualità e soddisfacente dei vari parametri di sicurezza, riducono i danni rispetto al fumo continuato”.
Ad essere effettuati sono stati test in vitro su cellule staminali attraverso l’utilizzo di uno strumento chiamato “Toxys’ToxTracker“ che, per dirla in modo molto snello, consente di misurare gli effetti di una determinata sostanza chimica sui geni.
Mettendo a raffronto gli effetti del fumo di sigaretta con quelli del vapore di e-liquid, gli studiosi hanno osservato lo stress ossidativo che si veniva a determinare a carico delle cellule, la disgregazione del dna e delle proteine ​​e l’attivazione del gene p53, a sua volta legato alla regolazione dei cicli cellulari ed alla soppressione delle cellule tumorali.
Questa la sostanza della ricerca, confortata dalla pratica della vita reale.
Ora come ora, infatti, in dieci anni e più di presenza dei prodotti vaping sul mercato, non sono note e accertate patologie cancerose correlate a tale pratica.