Idroscalo “Si riveda divieto svapo”

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Una petizione finalizzata a richiedere la rimozione del divieto di svapo presso l’Idroscalo di Milano.
Questa l’iniziativa intrapresa da Consorzio Unis nonché da Uniecig e posta all’attenzione del vicesindaco della città meneghina, Anna Scavuzzo.
“Le scriviamo – esordisce la nota – in merito alla misura che, dall’8 Febbraio, all’Idroscalo estende alla sigaretta elettronica il divieto di fumo all’aperto.
Poiché, proprio grazie ai vaporizzatori personali (espressione corretta con cui va identificata la “sigaretta elettronica”) molti di noi sono riusciti ad abbandonare il fumo di sigaretta ed altri si sono liberati del fumo passivo generato dai propri cari, ci consideriamo direttamente danneggiati dal vostro provvedimento, il quale — è ulteriormente esposto – nell’equiparare fumo e vapore, si traduce involontariamente in un atto che ostacola il cambiamento, il passaggio dal fumo al vapore, e quindi in un involontario appoggio indiretto al fumo di sigaretta combusta che pur vorrebbe contrastare.
Riteniamo che la sua scelta di vietare l’utilizzo dei vaporizzatori personali all’aperto, benché chiaramente mosso dalle migliori intenzioni, sia il frutto di un’incomprensione e di un fraintendimento di fondo, scaturito dal nome comune con cui vengono indicati i vaporizzatori personali: sigaretta elettronica.
Nel suo comunicato stampa si legge <<Da Lunedì 8 Febbraio 2021 nel Parco Idroscalo verrà introdotto il divieto di fumo, esteso anche alle sigarette elettroniche>>.
Le facciamo notare che è un controsenso vietare il “fumo” delle “sigarette elettroniche“, per il semplice fatto che esse (i vaporizzatori personali) non emettono “fumo” ma “vapore” ed i suoi utilizzatori non sono “fumatori” ma “svapatori”.
Non si tratta di una semplice differenza verbale, superficiale.
Il vapore (emesso dai vaporizzatori personali) ed il fumo (emesso dalle sigarette combuste e dai riscaldatori di tabacco) sono due cose totalmente diverse, tanto nella loro natura quanto nei loro effetti sul corpo di chi li inala e sull’ambiente.
Eppure nel suo comunicato stampa “vapore” e “fumo” appaiono trattati come equivalenti e si giustifica il divieto di svapo con queste parole: <<L’Organizzazione mondiale per la Sanità stima che il fumo passivo causi ogni anno nel mondo 603 mila morti, di cui il 28% bambini.”
Quanto affermato dall’Oms è corretto: il fumo passivo uccide centinaia di migliaia di persone. Non una singola morte è stata sin qui attribuita al vapore passivo e diversi studi comparativi tra “fumo” e “vapore” dimostrano che i loro effetti negativi non sono per nulla paragonabili.
Questo fatto è sufficientemente noto agli utilizzatori di vaporizzatori personali, i quali di regola seguono con attenzione gli studi sul tema.
Quando un’Istituzione tratta come sinonimi fumo e vapore, nonostante la scienza indichi che quest’ultimo è almeno del 95% meno dannoso del primo, può ottenere due soli risultati:
Non essare creduta dai cittadini, aumentando il senso di sfiducia nelle Istituzioni e favorendo il dilagare del populismo;
Essere creduta dai cittadini, dando un alibi ai fumatori (sempre restii di fronte al cambiamento e sempre io cerca di una autogiustificazione per non fare “il grande salto”) a rimanere arroccati su un comportamento notoriamente dannoso per se stessi e per gli altri.
In ogni caso, si tratta di una grave sconfitta sociale e politica.
Come svapatori non ci consideriamo “virtuosi”, non ci consideriamo un “modello” nei confronti di chi non fuma.
Ma la nostra vittoria contro il vizio del fumo, grazie all’aiuto dei vaporizzatori personali, dovrebbe essere lodata e non invece osteggiata come ora, e dovrebbe essere portata ad esempio positivo e da incoraggiare nei confronti di chi ancora fuma, avvelenando se stesso, gli altri ed il pianeta.
Inoltre, poiché il vapore emesso dai nostri vaporizzatori personali non danneggia gli altri, è inutile ed assurdo vietame l’utilizzo all’aperto, e ci consideriamo direttamente danneggiati e discriminati dal divieto in essere presso l’Idroscalo.
Per tutti questi motivi – chiudono le due sigle – la invitiamo a rivedere questa Sua scelta”