Ginevra, no alla legge anti-svapo: si punta al referendum

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Un referendum contro la nuova legge cantonale che limita l’uso del tabacco e di prodotti analoghi.

È questa l’iniziativa lanciata a Ginevra dall’ “Association romande des professionnels de la vape”. Il sodalizio, infatti, si è fatto portatore di una iniziativa di referendum – come riporta il “Corriere del Ticino” – contro la nuova normativa. Si mira a chiedere, quindi, sulla base di una interpellanza cittadina, quale sia la posizione della Comunità rispetto alle condotte proibite dalla legge.

In modo particolare, tra gli aspetti più contestati del dettato legislativo, vi è quello di poter svapare in luoghi pubblici. Una restrizione che appare essere assolutamente spropositata e che si chiede di annullare al fine di poter consentire agli utilizzatori della sigaretta elettronica di poter concedersi il piacere di una svapata open air. Una previsione legislativa che è stata, per il momento, adottata a livello cantonale e, quindi, locale. Ma che, a quanto pare, potrebbe essere sposata con tenore analogo anche dal Governo federale.

Adottata dal Gran Consiglio ginevrino lo corso 17 gennaio, la revisione della legge sul tabacco, come da dichiarazioni dei rappresentanti politici locali, mira a “proteggere i più giovani“. Ma su questo non ci piove.

Quanti vorrebbero il referendum, infatti, non mettono in discussione il dettato normativo relativo al divieto di svapo per i minorenni quanto, come detto, il veto che si vorrebbe introdurre rispetto allo svapo in luogo pubblico.

IL QUORUM PER IL REFERENDUM È A 5294 FIRME

L’e-sigaretta – come riporta il Corriere del Ticino nel riferire le parole di Isabelle Pasini, presidente dell’Arpv – è uno strumento che aiuta a ridurre i rischi legati al tabagismo e aiuta il fumatore a ridurre o smettere il consumo di tabacco, mantenendo il piacere e la gestualità della sigaretta. Comparare la sigaretta elettronica con quella tradizionale – afferma ancora la stessa – è controproducente“.

Il referendum, tuttavia, non è ancora in cassaforte. Per poter cogliere il traguardo, infatti, i referendari dovranno raccogliere entro il 4 marzo 5.294 firme. Ovvero il quorum per poter attivare la procedura di consultazione pubblica.