Ginevra, il Consiglio locale approva legge anti svapo

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La campagna di disinformazione, di menzogne avviata con la pseudo epidemia Usa continua a mietere vittime. Gli ultimi a cadere nella trappola sono gli svizzeri che, in quel di Ginevra, hanno provveduto ad emanare una legge locale con la quale si fa divieto, tra le altre cose, di svapare in luogo pubblico.

Ma cosa si intende, meglio dirsi cosa intendono, per luogo pubblico? Anche quelli all’aperto (come una piazza, ad esempio) o solo quelli al chiuso di quattro mura? Mancano riscontri, al momento, sulla “lettera” dello specifico dispositivo normativo. Pertanto non si è ancora precisamente a conoscenza di quale sia la precisa “volontà” del legislatore. Il termine luogo pubblico, tuttavia, rilanciato da più media elvetici, sembrerebbe indicare piuttosto una accezione vasta, comprensiva sia degli spazi al chiuso sia di quelli “open air”. Il che, come evidente, configurerebbe una restrizione estrema ed assolutamente spropositata per gli amanti dello svapo.

Ma non è tutto. Il testo approvato, infatti, pone anche divieto di vendita di sigarette elettroniche ai minori. E su quest’ultimo aspetto si ritorna, in un certo senso, su un piano di maggiore ragionevolezza. Il provvedimento in questione è stato adottato in forma unanime su proposta del consigliere di Stato Mauro Poggia. Una decisione che segue quella già adottata in altri parlamentini cantonali, quali quello Vallese e quello di Basilea, e che anticipa le decisioni che, di tenore simile, dovrebbero essere adottate dal parlamento federale. Presso le cui sedi il progetto normativa è ancora in una fase procedurale e di discussione più arretrata.

DIVIETO ANCHE DI PUBBLICITA’: STESSA SORTE PER LE “CLASSICHE”

La legge ginevrina, inoltre, impone anche restrizioni per quel che riguarda l’attività pubblicitaria. E a tutto ciò poco giova sapere che medesime discipline siano previste anche per le sigarette classiche: le e-cig non possono essere gettate nello stesso calderone delle bionde. Sono due cose distinte. E mai come in questo caso, un’ingiustizia può derivare da una parità di trattamento