Fumo passivo e depressione giovanile: la relazione

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Il fumo passivo come possibile fattore di rischio per sindromi depressive nella età adolescenziale. Questo il risultato di uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine.
Come noto e come ampiamente trattato, il fumo passivo rappresenta una importante situazione di rischio per quel che riguarda patologie di tipo organico.
Basti pensare a come, ogni anno, nel mondo, muoia circa un milione di persone per avere inspirato il fumo altrui: malattie di tipo oncologico ed ulteriori a carico dell’apparato cardiocircolatorio le cause dei decessi.

Se, quindi, questo dato era assodato, lo studio di cui ora apre una relazione di causalità, come detto, tra fumo passivo e, appunto, sindromi depressive nei giovani.
Ad essere preso in esame un campione di 37.505 persone di età compresa tra i 12 ed i 15 anni cui è stato sottoposto la redazione di un questionario.
Ebbene, gli esiti dell’analisi hanno appurato come tra gli adolescenti non esposti al fumo passivo la percentuale di situazioni depressive fosse assestata al 23%; mentre, invece, tra quelli che erano stati esposti al fumo altrui, tale numero salisse al 28,9.
Quasi sei punti in più.
Con la tendenza allo sviluppo di tali situazioni registrata in aumento in modo direttamente proporzionale al maggior numero di giorni settimanali di esposizione.

DEPRESSIONE GIOVANILE APRIPISTA PER FUTURE PATOLOGIE

Ma cosa determinerebbe questo “plus” di sindromi? Secondo chi ha condotto la ricerca, ciò si dovrebbe ricercare nel maggiore stress fisico recato dal fumo in termini, ad esempio, di tosse, infiammazioni oculari e situazioni asmatiche; l’azione diretta della nicotina – soprattutto – su specifici neurotrasmettitori responsabili dell’umore.
Ma cosa comporta – facciamo un discorso “spiccio” – uno stato depressivo in fase giovanile? Lo stesso, questo è accertato, può a sua volta aprire la via a future condizioni patologiche. Dall’alcolismo all’obesità passando per diabete, ipertensione.

Senza contare le ripercussioni che uno stato di depressione può comportare rispetto alla sfera relazionale e dei rapporti lavorativi. Questa la teoria.
Lo studio, tuttavia, ha dei limiti dal momento che si è lungi dall’avere certezza rispetto ad un nesso di causa-effetto vero, reale.
Pure perchè il lasso temporale di osservazione è ristretto e perchè non sono state prese in considerazione variabili rilevanti quali, ad esempio, la situazione del contesto di famiglia