“Fumo fa male in gravidanza”. Nuovo rapporto Oms con tanti proclami e zero soluzioni

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Proclami ed auspici tanti.
Proposte e soluzioni concrete, invece, restano confinate in una dimensione di pura teoria.
La sigaretta elettronica, in tutto questo, non si intravede neppure al più remoto orizzonte.
Nulla di nuovo sotto il cielo dell’Oms
L’Organizzazione mondiale Sanità ha pubblicato, appena tre giorni addietro,
un nuovo rapporto denominato “Controllo del tabacco per migliorare la salute e lo sviluppo dei bambini”.
Un documento con il quale si fa appello alle Istituzioni, in particolare, a sensibilizzare “sull’importanza di forti misure di controllo del tabacco” al fine di “proteggere la salute e lo sviluppo dei bambini”.
Una serie di misure che prevedono, tra le altre, anche il divieto di pubblicità del tabacco, la implementazione di ambienti senza fumo e l’aumento delle tasse sul tabacco.
“L’esposizione al fumo di tabacco ha impatti devastanti durante tutta l’infanzia e l’adolescenza, a partire dal concepimento – precisano dalle sedi Oms, attraverso, in particolare, le parole della dottoressa Bernadette Daelmans, Capo Unità “Salute e Sviluppo infantile” presso il “Dipartimento della Salute e dell’invecchiamento materno, neonatale e infantile” dell’Organizzazione – L’esposizione dei bambini non nati al fumo materno o al fumo passivo è collegata a difetti alla nascita, nati morti, nascite pretermine e morti infantili.
Il fumo materno durante la gravidanza è legato a un raddoppio del rischio di morte improvvisa del lattante e difetti alla nascita, mentre l’esposizione al fumo passivo durante la gravidanza è collegata a un aumento del 23% del rischio di natimortalità e del 13% di un aumento del rischio di malformazioni congenite”.

NULLA DI NUOVO SOTTO AL CIELO DELL’OMS

Elementi che, in realtà, erano già abbondantemente chiari così come quelli successivamente snocciolati relativi ai “numeri” del fumo, con particolare riferimento a quello passivo.
Il fumo passivo – viene esposto – uccide circa 1,2 milioni di persone ogni anno e 65.000 di queste morti premature e prevenibili sono bambini e adolescenti sotto i 15 anni.
L’esposizione al fumo di tabacco influisce sulla sopravvivenza, la salute e lo sviluppo dei bambini prima e dopo la nascita”

Ed ancora “L’esposizione al fumo passivo durante la gravidanza è particolarmente rilevante per molti Paesi a basso e medio reddito, dove poche donne fumano ma molti uomini lo fanno.
Inoltre, l’uso di tabacco non da fumo durante la gravidanza aumenta anche i rischi di nati morti, parto pretermine o di avere un bambino di basso peso alla nascita.
I bambini che vivono con i fumatori corrono un rischio maggiore di malattie polmonari e mortalità precoce e sono a maggior rischio di bronchiolite, polmonite e altre infezioni respiratorie.
Hanno anche maggiori probabilità di contrarre ed essere ricoverati in ospedale per asma e sviluppare una malattia dell’orecchio medio.
Inoltre, sono maggiormente a rischio di morire prima del loro quinto compleanno, hanno più spesso problemi comportamentali e vanno meno bene a scuola.
I bambini che sperimentano il fumo prima hanno maggiori probabilità di diventare fumatori da adulti, esponendoli così a un rischio maggiore di morte prematura e malattie nell’arco della vita”.

UN DOCUMENTO…MONCO

Questa è una sintesi della sintesi del lunghissimo documento licenziato dall’Oms.
Nel cui corpo si prende atto di note e nozioni già risapute: il fumo ed il fumo passivo sono forieri di conseguenze potenzialmente gravi per la popolazione e, in particolare, per le donne in gravidanza e per i piccoli in età pediatrica.
Il rapporto, però, è monco. A metà.
Perchè manca il capitolo delle soluzioni.
Molto proclamistico, oserebbe dirsi, ripetitivo.
Il fumo non fa bene, lo sappiamo da decenni.
Ma cosa offre l’Oms, cosa propone l’Oms al fine di far si che qualcuno smetta di fumare?
Non vi è alcun suggerimento, tanto meno menzione alcuna dei nuovi metodi alternativi, sigaretta elettronica su tutti.
Si pretende e si auspica un astensionismo totale.
Ma la mano non viene tesa al fumatore cui si chiede esclusivamente di abbandonare il vizio.
La soluzione, però, il fumatore – che, in tantissimi casi, vuole realmente svincolarsi dalla sigaretta – se la deve trovare da se.